Aglio

Sistematica dell'aglio (Allium sativum L.) sec. il sistema Cronquist
Superdominium/Superdominio: Biota
Dominium/Dominio: Eucariota Whittaker & Margulis,1978
Regnum/Regno: Plantae Haeckel, 1866
Subregnum/Sottoregno: Viridaeplantae Cavalier-Smith, 1998 (Piante verdi)
Superdivisio/Superdivisione: Spermatophyta Gustav Hegi, 1906 (Piante con semi)
Divisio/Divisione o Phylum: Tracheophyta Sinnott, 1935 ex Cavalier-Smith, 1998
Subdivisio/Sottodivisione: Magnoliophytina Frohne & U. Jensen ex Reveal, 1996
Classis/Classe: Liliopsida Brongn., 1843 (Monocotiledoni)
Subclassis/Sottoclasse: Liliidae J.H. Schaffn.,1911
SuperOrdo/SuperOrdine: Lilianae Takht., 1967
Ordo/Ordine: Amaryllidales Bromhead, 1840
Familia/Famiglia: Alliaceae J. Agardh, 1858
Subfamilia/Sottofamiglia: Allioideae Herb., 1837
Tribus/Tribù: Allieae Dumort., 1827
Subtribus/Sottotribù: Alliinae Parl, 1852
Genus/Genere: Allium L. 1753
Species/Specie: Allium sativum L. 1753

Sistematica dell'aglio (Allium cepae L.) sec. il sistema APG
Clade: Eucariota Whittaker & Margulis,1978
Regnum/Regno: Plantae Haeckel, 1866
Clade: Angiospermae
Clade: Monocots
Clade: Unassigned monocots
Ordo: Asparagales
Familia: Alliaceae
Subfamilia/Sottofamiglia: Allioideae Herb., 1837
Genus/Genere: Allium
Specie: Allium sativum


Dati statistici ed economici
La produzione mondiale di aglio si è attestata nel 2009 su 16.593.073 tonnellate su una superficie di 1.242.674 ettari (dati FAO, 2009). I principali Paesi produttori sono: Cina (12.575.036 t), India (645.000 t),Corea del Sud (375.463 t), Russia (226.670 t) e Stati Uniti (194.230 t).
L’Europa è interessata per il 25% ed ha prodotto 304.040 t su 40.850 ettari; tra gli Stati membri predomina la Spagna che, con 142.400 t, produce il 47% dell’aglio di tutta l’Unione europea; seguono l’Italia con 26.958 t (10%) e la Francia con 19.500 t (9%). Nella tabella 1 sono riportati i dati riguardanti l’aglio, per i principali Paese produttori del mondo, relativamente alla superficie, alla quantità di produzione (in termini ponderali ed in valore economico) ed alla resa unitaria.

Tabella 1 – Superficie espressa in ettari (ha), quantità della produzione espressa in tonnellate (t), valore della produzione espressa in migliaia di dollari ($1000), resa per unità di superficie, espressa in tonnellate per ettaro (t/ha), per i principali Paesi del mondo (dati FAO, 2009).
Paese Superficie (ha) Produzione Resa (t/ha)
Quantità (t) Valore ($1000)
Cina
India
Korea
Egitto
FederazioneRussa
StatiUnitid'America
Myanmar
Bangladesh
Spagna
Argentina
Ucraina
Turchia
Etiopia
Brasile
Tailandia
Romania
Perù
Pakistan
Algeria
Bielorussia
Italia
Serbia
Francia
Grecia
Bosnia-Erzegovina
694.040          
147.000          
28.416          
11.794          
25.470          
10.300          
24.500          
33.622          
15.473          
15.600          
17.300          
16.000          
9.317          
10.228          
13.821          
13.773          
6.711          
8.125          
11.456          
3.694          
3.141          
8.419          
2.600          
1.500          
1.836          
12.575.036          
645.000          
375.463          
258.608          
226.670          
194.230          
147.000          
144.817          
142.500          
140.000          
136.800          
104.970          
103.542          
91.714          
85.648          
72.333          
67.597          
63.799          
55.925          
41.409          
26.958          
20.756          
19.500          
10.700          
6.922          
9.705.664          
497.823          
289.789          
199.598          
174.948          
149.910          
113.457          
111.772          
109.984          
108.054          
105.584          
81.017          
79.915          
66.839          
66.104          
55.828          
47.130          
49.241          
43.164          
31.960          
20.807          
16.020          
15.050          
8.258          
5.343          
18,12          
4,39          
13,21          
21,93          
8,90          
18,86          
6,00          
4,31          
9,21          
8,97          
7,91          
6,56          
11,11          
8,97          
6,20          
5,25          
10,07          
7,85          
4,88          
11,21          
8,58          
2,47          
7,50          
7,13          
3,77          


Nel 2008 la produzione Italiana è stata di 26.800 t, ottenuta su una superficie di 3.032 ettari (tabella 2).

Tabella 2 – Superfici e produzioni di aglio in Italia (dati ISTAT, 2008).
Regione Superficie
(Ha)
Produzione
(t)
Produzione unitaria
(t/Ha)
Campania
Veneto
Sicilia
Puglia
Emilia Romagna
Abruzzo
Sardegna
Altre regioni
ITALIA
1.011
421
393
310
292
217
140
248
3.032
9.941
4.973
2.864
2.241
3.026
2.802
685
2.268
28.800
9,8
11,8
7,3
7,2
10,4
12,9
4,9
9,1
9,2


Generalità
Allium pekinense Prokhanov è uno dei sinonimi dell’aglio.
I nomi comuni con cui specie orticola è chimata sono di seguito riportati: Originario dell’Asia centrale, l’aglio è una delle piante coltivate di origine più antica. Il forte odore penetrante e persistente ne costituisce la caratteristica più nota che lo rende inviso a molti. Per questo motivo Shakespeare, in “Sogno di una notte di mezza estate”, ne sconsiglia l’uso agli attori che devono, dalla scena, indirizzare “dolci parole” al pubblico (IV,2,vv.43/44).
Fin dall’antichità l’aglio è stato apprezzato sia come alimento, per il sapore caratteristico che dà ai cibi, che come pianta medicinale. In tal senso, il riferimento più antico lo troviamo in alcuni documenti in sanscrito anche se, la prima citazione certa, si trova nel Codex Ebers (1550 a.C.) un papiro egiziano lungo 20 metri che contiene alcune centinaia di formule terapeutiche. L’aglio viene proposto in una ventina di queste formule come rimedio efficace contro il mal di testa, le punture degli insetti e per lenire i dolori.
Le conoscenze e i risultati raggiunti dalla medicina egiziana, depurati da formule magiche e rituali, furono acquisiti e sviluppati dai greci. Ippocrate, il più grande medico dell’antichità che basò le sue teorie sulla osservazione dei fatti, in più occasioni raccomanda di usare l’aglio per le sue qualità medicinali avallando così la tradizione e l’esperienza popolare.
Plinio il Vecchio, e siamo nella Roma del I secolo dopo Cristo, nella sua “Historia Naturalis”, ne indica con dovizia di particolari vari usi terapeutici e non è un mistero che i legionari romani usavano l’aglio abitualmente come vermifugo e per combattere varie malattie infettive.
Un altro riferimento importante lo troviamo nell’”Erbario di Urbino”, un manoscritto del XVI secolo che è una preziosa raccolta di ricette che mescolano medicina popolare e conoscenze empiriche sulle virtù terapeutiche delle piante.
Tuttavia, per avere un riscontro con una base scientifica più certa, bisogna risalire al secolo scorso. Nel 1858, Pasteur individua e definisce con certezza le qualità antibiotiche dell’aglio. Agli inizi del nostro secolo, poi, Albert Schweitzer lo usa in Africa come solo rimedio contro la dissenteria.
Successivamente l’impiego viene esteso anche per combattere epidemie di tifo, difterite, tubercolosi e perfino colera.
Studi epidemiologici condotti recentemente in Cina (dove l’uso dell’aglio risale almeno a 3000 anni fa) indicano una significativa diminuzione del rischio del cancro allo stomaco negli abitanti della provincia di Shandong, abituali consumatori di aglio e di altre lilacee.
In sintesi, questa pianta amica dell’uomo, grazie ai suoi principi attivi (allicina e suoi derivati), svolge attività antibatterica, antisettica, mucolitica, ipotensiva oltre ad essere un efficace regolatore del sistema cardiovascolare.

Caratteristiche botaniche, biologia e fisiologia
E' una pianta erbacea, perenne che con la coltivazione diventa annuale (figura 1a), bulbosa, coltivata praticamente in tutto il mondo per il suo aroma.
E' provvisto da 40 a 60 radici cordiformi, superficiali che non si approfondiscono oltre i primi 30 cm di terreno.
Le foglie sono basali, avvolgenti il fusto e al contrario di ciò che avviene nella cipolla, non funzionano da organi di riserva. Le foglie si formano avvolgendosi l'una all'altra per un lungo tratto tanto che spesso vengono scambiate come un fusto cilindrico. La parte della foglia non avvolgente ha la forma lineare e sono larghe fino a 3 cm terminanti con una punta acuminata e possono raggiungere una lunghezza totale di 80 cm (figura 1b e 1c).
Il fusto è rappresentato da un piccolo disco detto girello o cormo, di pochi millimetri di spessore, lungo 2-3 cm e largo 1-2 cm. In botanica, il girello è il fusto dei bulbi, dalla caratteristica forma conica, molto appiattita, che sostiene le squame e dal quale si dipartono le radici. In lingua anglosassone è noto con il nome di disk o plate.
I fiori quando si formano, sono portati da degli steli fiorali alti dai 40 agli 80 cm che portano alla sommità una infiorescenza fiorale ad ombrella (figura 1d). I fiori sono piccoli portati da dei corti peduncoli, sono bianchi tendenti al rosso-rosa e spesso non si aprono ed abortiscono ancora in bocciolo.
I semi, si formano molto raramente.
La parte che noi utilizziamo è il bulbo (detto anche "capo" o "testa"), racchiuso da una decine di foglie dette "tuniche sterili", perchè hanno esclusivamente una funzione protettiva (figura 1f e 1g).
Ogni bulbo contiene da 6 a 14 bulbilli o spicchi stretti fra loro e ricoperti da scaglie membranose. Lo spicchio, che rappresenta l'organo di moltiplicazione è attaccato direttamente al fusto (figura 1h).

Figura 1 – a) Aglio coltivato in pieno campo, le cui piante, biologicamente a ciclo perenne, sono diventate a ciclo annuale; b) particolare delle piante di aglio, le cui foglie sono basali ed avvolgenti il fusto; c) particolare del bulbo coltivato, durante la crescita in pieno campo; d) infiorescenza composta ad ombrella tipica delle liliacee; e) fusto (piccolo disco detto cormo) con bulbilli (detti spicchi), stretti ed avvolgenti. Si notano anche due giovani infiorescenze (prima di aprirsi, ancora chiuse dalle foglie) aventi anche un uso alimentare, come nel caso dell’aglio rosso di Sulmona; f) primo piano di un bulbo con bulbilli avvolti da foglie sterili (tuniche) che danno il colore all’aglio; g) semi di aglio ottenuti da infiorescenze fertili. L'ottenimento dei semi è molto importante nei programmi di miglioramento genetico allo scopo di fissare secondo i concetti dell'ereditabilità (la frazione della varianza fenotipica totale dovuta all'azione additiva dei geni) i caratteri utili selezionati per la progenie.

I bulbilli appena raccolti non sono in grado di germinare trovandosi, infatti, in uno stato di dormienza. Per germinare hanno necessità di passare attraverso una serie di stadi fisiologici legati alle condizioni climatiche.

Ciclo colturale
Il bulbo raccolto a maturità, quando le foglie sono parzialmente secche, è allo stato dormiente, cioè incapace di germogliare anche se posto in condizioni termiche e di umidità favorevoli. La lunghezza della fase di dormienza dipende dalla varietà e dalla temperatura di conservazione dei bulbilli.
Una volta che la dormienza è stata superata grazie anche ad una idonea conservazione, il bulbillo posto nel terreno emette le radici e germoglia a spese delle sostanze di riserva in esso accumulate. La fase di germogliazione può durare da pochi giorni (impianti primaverili) a 30-45 giorni (impianti autunnali con bassi regimi termici).
Dopo la germogliazione si ha la progressiva emissione delle foglie, in numero variabile da 8 a 20, secondo la cultivar, le condizioni climatiche e l’epoca d’impianto.
La bulbificazione, cioè la formazione dei bulbilli che si differenziano all’ascella delle foglie con lamina, è indotta da temperature elevate e giorno lungo. I valori soglia di questi fattori variano in funzione della varietà.
La taglia del futuro bulbo dipenderà dal numero e dalla dimensione dei bulbilli che lo costituiscono e queste caratteristiche sono correlate, rispettivamente, con il numero di foglie (i bulbilli si differenziano infatti all’ascella delle foglie con lamina) e con la superficie fogliare (proporzionale alla durata della fase vegetativa ed al vigore della pianta). Le varietà poco dormienti piantate in autunno, avendo una lunga durata della crescita vegetativa, hanno le potenzialità produttive più elevate.
Il rapporto di bulbificazione, cioè il rapporto tra il diametro massimo del bulbo ed il diametro minimo del colletto, aumenta da circa 1,2 durante la fase vegetativa a 5 o più nelle piante mature.
L’inizio della bulbificazione può essere esternamente individuato in maniera grossolana quando il rapporto di bulbificazione è ≥ 2.
Dopo aver prodotto le foglie, l’apice meristematico posto al centro del girello del bulbo-madre, può abortire o sviluppare lo scapo fiorale. La formazione dello scapo fiorale dipende dalla varietà e dalle condizioni ambientali: le varietà a forte dormienza e a bulbificazione relativamente precoce hanno una maggiore predisposizione alla fioritura che è favorita dalla conservazione dei bulbi madre a temperature molto basse (–2 / 2 °C) e da temperature di 0-10 °C combinate a giorno lungo all’inizio della bulbificazione.
Nella pratica, le popolazioni locali sono state selezionate per avere una bassa attitudine alla formazione dello scapo fiorale che, nel caso in cui si formi, è rapidamente soppresso per evitare la competizione con i bulbilli in formazione o in accrescimento. In questo caso, la parte basale dello scapo fiorale rimane, comunque, al centro del bulbo e dissecca.
Nella fase finale del ciclo le foglie iniziano progressivamente ad ingiallire e a seccare fino a che il colletto perde di turgidità determinando il coricamento dell’apparato fogliare sotto il proprio peso.
La raccolta avviene generalmente quando le foglie sono gialle o secche nel loro terzo superiore e con il colletto ancora parzialmente turgido.
Il ciclo dell’aglio è molto lungo: in relazione alle condizioni pedoclimatiche e alla varietà va da ottobre-febbraio a giugno-luglio.

Esigenze termiche e fotoperiodiche
L’aglio in fase di riposo può sopportare temperature molto basse (fino a – 15 °C).
La dormienza dei bulbilli è eliminata da temperature relativamente fresche: a questo fine la temperatura ottimale di conservazione dei bulbi-madre è di 7 °C per circa 8-16 settimane, anche se la temperatura ottimale per l’induzione alla bulbificazione è di 2-4 °C. La dormienza viene invece indotta o mantenuta sia da basse (0-1 °C) che da alte (18-25 °C) temperature.
La temperatura ottimale per la germogliazione è abbastanza elevata (17-18 °C). Al contrario, l’emissione delle foglie e la crescita sono rallentate da temperatrure notturne superiori a 16 °C e da condizioni di giorno lungo.
I gradi utili giorno si calcolano come somma termica tra le differenze di temperature medie giornaliere e lo “zero di vegetazione”, indicato anche come temperatura base, ossia quel valore di temperatura sotto il quale i processi di sviluppo non si attivano.
Lo zero di vegetazione dell’aglio è di 0 °C ed è stato determinato in base al fatto che la comparsa di ogni foglia richiede l’accumulo di circa 95 gradi-giorno. Il grado-giorno è utile per individuare l’optimum di sviluppo vegetativo della coltura ed è dato dalla differenza tra la temperatura media giornaliera e la temperatura base.
Quindi:

grado-giorno = temperatura media giornaliera - temperatura base

La temperatura media giornaliera è data dalla relazione:

Tmedia = (Tmax + Tmin)/2

Nel caso dell’aglio la temperatura base è:

Tbase = 0 °C



Pertanto, la somma termica dell’aglio (indicata con GDD, acronimo di Growing Degree Days), cioè la sommatoria giornaliera dei gradi di temperatura durante la fase vegetativa, deve essere uguale a 95 ed è data dalla relazione:
GDD = Σ
giorni
(Tmedia - Tbase )

In termini pratici se la somma termica è maggiore di zero significa che la temperatura è stata mediamente maggiore di quella richiesta per la crescita ottimale della specie, mentre se la somma termica è minore di zero allora la temperatura è stata troppo bassa. Il suo valore può essere messo in relazione ad altri parametri, quali l'irrigazione necessaria. Evidentemente se la somma termica si discosta troppo da zero si verificano rischi per la coltura. Non è invece vero il contrario, cioè una somma termica vicina o pari a zero non esclude sbalzi di temperatura, in positivo e negativo, tali da poter danneggiare la coltura.
Durante il loro ciclo vitale le piante richiedono una certa quota di calore (energia) per le varie fasi della loro crescita. La durata del ciclo risulta generalmente più breve quanto maggiore è la quantità di energia ricevuta che è a sua volta correlata con la temperatura media giornaliera. Si può risalire quindi, con una certa approssimazione, alla durata del ciclo biologico, conoscendo la quantità di gradi utili di temperatura per giorno ed il fabbisogno totale richiesto dalle piante. Inoltre, si possono prevedere eventuali anticipi o ritardi del ciclo vegetativo o della maturazione, ad esempio, in funzione di andamenti stagionali più caldi o più freddi rispetto alla media.
Se la temperatura media giornaliera è uguale o minore allo zero di vegetazione, non si accumulano gradi utili giorno.
La bulbificazione è indotta da temperature elevate (18-20 °C) e da giorno lungo.
La durata del giorno minima dipende dal luogo d’origine della varietà. Le soglie minime della durata del giorno efficaci per la bulbificazione dell’aglio devono essere le seguenti:
Nelle regioni tropicali le lunghezza del giorno deve essere 11,5-12,0 ore;
nel basso Mediterraneo deve essere 13,0-13,5 ore;
nel Mediteranneo centrale deve essere di 14,0-14,5 ore;
nell'alto Mediteranneo la lunghezza del giorno deve essere di 15,0 ore.
La fioritura è favorita da giorni lunghi e da temperature minime abbastanza basse, comunque inferiori a 18 °C.
Il regime termico e fotoperiodico durante le fasi di conservazione e di campo determina comunque effetti complessi sulla crescita e lo sviluppo dell’aglio, con ovvie ripercussioni sugli aspetti qualitativi. Ad esempio: temperature relativamente basse in fase di conservazione dei bulbi madre seguite da basse temperature e giorno corto in campo (dopo l’induzione alla bulbificazione) predispongono la pianta alla formazione di germogli e bulbilli laterali e perciò di bulbi malformati; fotoperiodo lungo e alte temperature immediatamente dopo il piantamento promuovono la formazione di un bulbo composto da un solo bulbillo di grandi dimensioni.

Varietà
L’aglio, essendo una pianta sessualmente sterile, non è in grado di produrre seme vitale, per cui viene moltiplicato per via vegetativa (bulbilli detti impropriamente “semi”).
Questo ha favorito il diffondersi di ecotipi, cioè di popolazioni locali, che coltivate per lungo tempo nella stessa area sono state blandamente selezionate (ad esempio, eliminazione degli individui fuori tipo e di quelli malati) e sono ora ben adattate a determinate condizioni pedoclimatiche e ben differenziate tra di loro. Le popolazioni locali, che prendono spesso il nome o l’aggettivo delle località di provenienza (fra quelle italiane per esempio: Bianco Piacentino, Rosso di Sulmona, Aglio di Genova, Bianco Piemontese, Veneto, di Pescia, del Fucino, Napoletano, Siciliano), sono chiamate comunemente “varietà” e sono ormai piuttosto stabili ma relativamente eterogenee. Le varietà di aglio coltivate possono classificarsi in 8 gruppi in funzione della loro biologia (bisogno in freddo per l’eliminazione della dormienza e iniziazione degli apici ascellari, esigenze fotoperiodiche per la bulbificazione) e della loro morfologia (colorazione delle tuniche, struttura del bulbo).
1° gruppo - varietà a bulbi grandi; non formano scapo fiorale; colorazione variabile con tuniche esterne da bianche a malva, bulbilli da bianco avorio a violetto: il 75 % della produzione francese e circa il 10 % della produzione spagnola e italiana sono da includere in questo raggruppamento;
2° gruppo - varietà a bulbi medi o piccoli; non formano scapo fiorale; dormienza elevata; colorazione dei bulbilli e delle tuniche abbastanza costante, da bianco a bianco avorio: circa 80% della produzione italiana, il 15% della produzione francese e piccole quantità della produzione spagnola hanno le caratteristiche varietali di questo gruppo;
3° gruppo - varietà a bulbo di media grandezza; formano scapo fiorale; dormienza da media a forte; colorazione molto variabile con tuniche dal bianco al malva e bulbilli dal bianco avorio al porpora, talvolta striati bianco/rosso: circa il 10 % della produzione francese e quasi tutte le varietà spagnole rientrano in questo gruppo;
4° gruppo - varietà che presentano un certo fabbisogno in freddo e richiedono una ridotta durata del giorno per la crescita del bulbo: i tipi tropicali di montagna coltivati in Messico e Perù hanno le caratteristihe di questo gruppo;
5° gruppo - varietà che non presentano alcun fabbisogno in freddo e richiedono una breve durata del giorno per la crescita del bulbo: i tipi tropicali di pianura appartengono a questo gruppo;
6° gruppo - varietà con piccoli bulbi sferici formati da 4-6 bulbilli di buona struttura; spesso a tuniche rosso scuro: appartengono a questo gruppo i tipi frequenti in estremo oriente;
7° gruppo - varietà vicine a quelle del gruppo 6, ma a struttura aperta come molte varietà cinesi;
8° gruppo - cultivar vicine a quelle del 1° gruppo, ma con scapo fiorale, come la maggior parte delle varietà giapponesi.
Numerose sono le cultivar per lo più derivate da selezione con le popolazioni locali. Semplicemente possiamo distinguerle in aglio a tunica bianca e aglio a tunica rossa.

• Varietà a tunica bianca, con tuniche bianco-argentate, bulbi regolari con 14-15 bulbilli, tardive, a forte dormienza, adatte a impianti autunnali. Sono i tipi più diffusi (rappresentano circa il 90 % dell’aglio coltivato) grazie alla notevole pezzatura, alla buona e costante produzione e all’adattabilità alle diverse condizioni ambientali:
- aglio bianco piacentino o aglio ottolini,
- aglio grosso veneziano - bianco del Fucino,
- bianco di Napoli,
- bianco calabrese,
- bianco polesano;
- ecotipo aglio di Voghiera: con bulbi di colore bianco luminoso e uniforme.

• Varietà a tunica rosa, con bulbi meno regolari rispetto a quello bianco e formati da numerosi bulbilli (anche più di 20). E’ poco serbevole per cui viene consumato fresco. E’ più precoce dell’aglio bianco di circa 20 giorni e rispetto a questo è meno dormiente. Ha limitata diffusione ed è considerato meno pregiato dell’aglio bianco. Vi appartengono i seguenti tipi:
- rosa napoletano;
- rosa di Agrigento.

• Varietà a tunica rossa: - rosso di Sulmona, è un ecotipo che ha caratteristiche intermedie tra i due gruppi in quanto presenta le tuniche esterne del bulbo di colore bianco, mentre quelle dei bulbilli di color porpora; questo ecotipo sviluppa sempre lo scapo fiorale che viene asportato e consumato fresco.
- aglio rosso di Nubia: dal nome di una contrada del trapanese, è presidio Slowfood. Il bulbo è costituito tipicamente da dodici bulbilli o spicchi, con le tuniche esterne bianche e le tuniche interne di colore rosso vivo. Tradizionalmente viene confezionato in trecce da circa cento bulbi,
A partire dalle popolazioni locali negli ultimi dieci anni è iniziato un lavoro sistematico di selezione che ha dato origine a varietà clonali caratterizzate da una maggiore uniformità morfo-biologica, buona produttività, buona conservazione, assenza da virus grazie all’opera di risanamento facilitata dalle tecniche di coltura in vitro. Un esempio di quanto ora detto è la varietà Serena del Piacentino Bianco.
Le principali varietà ufficialmente iscritte nel Registro Nazionale Italiano e selezionate da ecotipi nazionali sono:
- piacentino bianco, varietà di aglio medio-tardiva (maturazione 7-15 luglio), pezzatura media e regolare, produzione media di circa 10 t/ha di prodotto secco, lunga conservazione in frigorifero, sapore marcato, piantamento in ottobre. E', forse, il miglior aglio bianco di buona pezzatura coltivato in Italia, famoso per le sue qualità di sapore e ottima conservabilità. Contiene elevate quantità di allicina e di oli essenziali che lo rendono un ottimo coadiuvante contro molte patologie quali ad esempio l'ipercolesterolemia e contro l' innalzamento della pressione arteriosa;
- rosso di Sulmona, varietà di aglio con bulbo bianco e spicchi rossi, presenza di scapo fiorale, maturazione medio-precoce (20-30 giugno), pezzatura media e regolare, discreta produttività (6,5-7 t/ha di prodotto secco), buona conservazione in frigorifero, aroma e sapore molto piccante, impianto in fine novembre-dicembre;
- serena, varietà di aglio medio-tardiva (maturazione 10-17 luglio), esente da virus, pezzatura grossa e regolare, buona potenzialità produttiva (12-14 t/ha), lunga conservazione in frigorifero, sapore marcato, semina in ottobre
- Cristop, di origine francese, aglio bianco medio-tardivo (maturazione 5-15 luglio), presenza dello scapo fiorale, pezzatura medio-grossa e irregolare, buona produzione, media conservazione in frigorifero, sapore marcato, semina in ottobre, esente da virus.

Figura 2 – “Aglio Piacentino bianco”, l’ecotipo più diffuso in Italia.

Figura 3 – “Aglio Bianco di Monticelli”, ha ottenuto la protezione della denominazione di origine protetta ai sensi del regolamento (CEE) n. 2081/92. La zona di produzione e di condizionamento della D.O.P. “Aglio bianco di Monticelli” ricade in provincia di Piacenza e comprende l'intero territorio dei comuni di Besenzone, Cadeo, Calendasco, Caorso, Castelvetro Piacentino, Cortemaggiore, Fiorenzuola, Gossolengo, Gragnano Trebbiense, Monticelli d'Ongina, Piacenza, Podenzano, Pontenure, Rottofreno, Sarmato, San Pietro in Cerro, Villanova e parte del territorio dei comuni di Agazzano, Alseno, Borgonovo Val Tidone, Carpaneto Piacentino, Castell'Arquato, Castel San Giovanni, Gazzola, Ponte dell'Olio, Rivergaro, San Giorgio Piacentino, Vigolzone.

Figura 4 – “Aglio Bianco di Napoli”, una cultivar caratterizzata da tuniche rosate e da un notevole contenuto di olii essenziali. L’aglio di Napoli matura a giugno e tradizionalmente la sua raccolta avviene in corrispondenza della festa religiosa di Sant’Antonio da Padova, il 13 giugno; dopo la raccolta i bulbi vengono puliti e lasciati ad essiccare per una decina di giorni finché il 24 giugno, festa di San Giovanni, si procede all’intreccio delle tradizionali trecce, che è possibile rinvenire in ogni casa del napoletano.

Figura 5 – “Aglio Bianco di Voghiera”, una cultivar del ferrarese che produce oltre il 50% della produzione di tutta la Provincia. Il prodotto presenta una pezzatura ottima ed omogenea, il colore è bianco lucente e la resa per ettaro è buona ed attualmente in crescita arrivando a 100 q circa. Nell'anno 2000 si è costituito il Consorzio Produttori Aglio di Voghiera. Gli obiettivi del Consorzio: curare lo studio del metodo di produzione, riducendo i costi e razionalizzando le lavorazioni; promuovere programmi di ricerca e sperimentazione agraria diretti alla valorizzazione dell'aglio; promuovere programmi di ricerca e sperimentazione agraria diretti alla riconversione produttiva delle aziende degli associati per il loro ammodernamento; curare, in collaborazione con i competenti servizi nazionali, regionali e locali la diffusione dei dati e delle informazioni.

Figura 6 – “Aglio di Vessalico”, è una varietà di aglio, coltivato negli 11 comuni che compongono il territorio dell'Alta Valle Arroscia. Il nome è legato alla Fiera (Fera) che si tiene a fondo valle nel Comune di Vessalico (un documento il Liber Decretorum Communitatis Vessatici la fa risalire all'anno 1760). Le caratteristiche principali di questa varietà sono l'aroma intenso accompagnato da un gusto delicato; è un aglio molto digeribile ed ha una buona conservabilità. Queste caratteristiche vengono date dal clima mite (la Valle Arroscia si trova ai piedi delle Alpi, al tempo stesso risente ancora dell'influenza del clima della costa ligure) e dai terreni particolarmente vocati a questa coltivazione. Ha un bulbo compatto costituito in media da dieci bulbilli, con le tuniche esterne di colore bianco-rosato (con striature rosso-violacee appena colto) ed i bulbilli di colore bianco. Questa varietà di aglio non ha infiorescenza.

Figura 7 – “Aglio rosa di Agrigento” ha tuniche esterne di color bianco rosa; la forma dei bulbi è grossa, con oltre 20 spicchi, piccoli e meno regolari rispetto all’aglio bianco, e si consuma soprattutto fresco in quanto ha minore conservabilità, circa 3-4 mesi.

Figura 8 – "Aglio Rosso di Sulmona" è un ecotipo coltivato da secoli in Abruzzo (Valle Peligna – provincia di L’Aquila il cui maggiore centro è Sulmona). E’ un prodotto di ottima qualità, ben apprezzato sul mercato, che ha dato origine anche ad elevati flussi di esportazione, ma, ha seguito i trend di riduzione della coltura in Italia, per cui le superfici si sono ridotte ed oggi sono stimati 150 gli ettari coltivati. La produzione vendibile è di q 10.000 di prodotto secco con un valore circa 2 milioni di euro. In questa situazione nel luglio 2009 è nato il Consorzio dei Produttori che promuove tutte le iniziative tese a difendere, tutelare, valorizzare e commercializzare l’aglio Rosso di Sulmona. I risultati raggiunti in soli 3 anni di lavoro dimostrano che la strada intrapresa sta rilanciando e qualificando la produzione del Rosso di Sulmona.

Figura 9 – La tipica treccia della varietà "Aglio Rosso di Sulmona". Infatti, questa particolare varietà di aglio viene lavorato in trecce con 54 teste su due file, che vengono poi appese nelle dispense, così come viene fatto col peperoncino. Il “Rosso di Sulmona” presenta caratteristiche che lo qualificano sul piano nazionale. Il suo nome deriva dal colore dell’ultima tunica che protegge il bulbillo, che è di un bel colore rosso vinoso intenso, a diffusione omogenea e marcata, ma può anche presentare striature bianco-giallastre più o meno marcate. La conformazione del bulbo è regolare e ben serrata la sua consistenza, per cui sono assenti i bulbilli sopranumerari o quelli extratunicati. La maturazione avviene tra la terza decade di giugno e la prima metà di luglio, in un periodo intermedio tra gli agli rosa del Sud Italia e quelli bianchi del Nord. La conservabilità è elevata a temperatura ambiente, per cui il bulbo si conserva sodo e compatto fino alla primavera successiva e ha un ritardato pre-germogliamento. L’ecotipo è noto in Italia per l’elevata piccantezza ed aromaticità, grazie all’elevato contenuto in olii essenziali tipici dell’aglio (disolfuro e diallildisolfuro), che assicurano sia un sapore organolettico deciso che elevate proprietà farmacologiche. Infine è l’unica varietà italiana nella quale si ha la regolare emissione dello scapo fiorale, che può essere consumato sia allo stato fresco sia sottolio.

Prima di concludere questa breve carrellata sugli ecotipi, varietà e cultivar di agli italiani si ritiene utile riportare il disciplinare di produzione dell'Aglio di Voghiera DOP già inviato al competente Ministero per l'approvazione.

Disciplinare di produzione dell’Aglio di Voghiera DOP

L'Aglio di Voghiera DOP è prodotto in alcuni comuni dell’Emilia Romagna: Voghiera, Masi, Torello, Portomaggiore, Argenta e Ferrara, situati in provincia di Ferrara.
Le caratteristiche peculiari sono il colore bianco luminoso, il bulbo di grandi dimensioni, rotondeggiante, regolare, composto da bulbilli perfettamente uniti tra loro e la grande serbevolezza.
Presenta una composizione chimica contraddistinta da un perfetto equilibrio di olii volatili con composti solforati, enzimi, vitamine B, sali minerali e flavonoidi.
Sono 36 le aziende dell’Associazione proponente, che per il 2009 ha prodotto 7.000 t di Aglio di Voghiera DOP, con un fatturato di circa un milione di euro.

Articolo 1. Denominazione
La denominazione di origine protetta "Aglio di Voghiera" é riservata all'aglio che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione.

Articolo 2. Descrizione del prodotto
La DOP "Aglio di Voghiera" é ottenuta con l'ecotipo Aglio di Voghiera.
L'aglio di Voghiera é una pianta con bulbi di colore bianco luminoso e uniforme, raramente striato di rosa.
Le tuniche che avvolgono i bulbilli hanno colorazione bianca a volte striata di colore rosa più o meno intenso.
La forma del bulbo dell'aglio di Voghiera é rotondeggiante, regolare e compatta, é leggermente appiattita nel punto di inserimento dell'apparato radicale.
Il bulbo é costituto da un numero di bulbilli variabile che risultano tra loro uniti in maniera compatta e con una caratteristica curvatura della parte esterna.
I bulbilli che compongono il bulbo devono essere perfettamente adiacenti l'uno con l'altro.
All'atto dell'immissione al consumo l'aglio di Voghiera deve presentare: bulbi sani senza marciumi; esenti da parassiti; puliti, privi di sostanze estranee visibili; compatti; esenti da danni provocati dal gelo o dal sole; esenti da germogli esternamente visibili; privi di umidità esterna anormale; privi di odore e/o sapore estranei.
Può ottenere il riconoscimento aglio di Voghiera solo l'aglio che presenta i requisiti previsti dalle norme di qualità, appartenente alle categorie "Extra" e "Prima".
In particolare per la categoria: L'aglio di Voghiera é immesso al mercato nelle seguenti tipologie: Articolo 3. Zona di produzione
L'aglio di Voghiera viene coltivato nei territori del comune di Voghiera, di Masi Torello, Portomaggiore, Argenta e Ferrara.
Tutti i comuni citati sono in provincia di Ferrara.
Il territorio é delimitato a nord dalla via Pomposa-Strada Provinciale 15, dalla via Ponte Asse verso sud sino alla località Borgo Sant'Anna, proseguendo per Gambulaga, Sandolo sino a raggiungere la Strada Provinciale 68. In direzione sud si raggiunge il paese di Portomaggiore, lasciata la S.P. 68 si prosegue per la località Ripapersico sino a raggiungere la Strada Provinciale 65, di qui procedere verso sud in direzione Consandolo. Prima del tracciato ferroviario svoltare a destra verso ovest in direzione Ospital Monacale.
Il territorio ora é delineato dalla Strada Provinciale 65 che scorre verso nord passando per i paesi di : S. Nicolò, Marrara, Monestirolo, Gaibana, Gaibanella. Lasciata la Strada 65, in direzione nord-est il confine dell'area designata é delineato dalla via Palmirano verso le località Palmirano, Cona, Codrea sino a raggiungere il punto di partenza del tracciato sulla via Pomposa-Strada Provinciale 15.

Articolo 4. Prova dell'origine
Ogni fase del processo produttivo viene monitorata documentando, per ognuna, gli input e gli output. In questo modo, e attraverso l'iscrizione in appositi elenchi, gestiti dall'organismo di controllo, dei produttori, delle particelle catastali sulle quali avviene la coltivazione, dei condizionatori, nonché attraverso la dichiarazione tempestiva alla struttura di controllo delle quantità prodotte, é garantita la tracciabilità del prodotto.
Tutte le persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, saranno assoggettate al controllo da parte dell'organismo preposto a tale attività, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.

Articolo 5. Metodo di ottenimento
Il metodo di ottenimento riguarda le tecniche di produzione, raccolta e rotazione colturale; la produzione del "seme"; l'epoca e la modalità di semina; la concimazione e l'irrigazione; la raccolta. Articolo 6. Legame con l'ambiente
Le caratteristiche dell'aglio di Voghiera derivano dal forte legame con l'ambiente oltre che da fattori umani.
Le caratteristiche tipiche del prodotto sono: bulbo rotondeggiante regolare, leggermente appiattito nel punto in cui si inserisce l'apparato radicale, costituto da bulbilli uniti in forma compatta con una caratteristica curvatura della parte esterna sono da attribuire ai terreni dove é coltivato il prodotto.
Dai terreni argillosi, argilloso-limosi, franco limosi, dalla presenza di sabbie di origine fluviale, che favoriscono il drenaggio sotterraneo delle acque deriva la serbevolezza dei bulbi, il loro alto accrescimento e soprattutto quella forma regolare e compatta che li caratterizzano.
La composizione chimica, che é un perfetto equilibrio tra enzimi, vitamine, sali minerali, flavonoidi e composti solforati che conferisce una specifica identità genetica all'aglio di Voghiera, é da attribuire alla riproduzione dei bulbilli da semina per via vegetativa cioé utilizzando i bulbilli provenienti da un bulbo dell'anno, nell'area designata per la DOP, ogni anno selezionati e scelti fra i migliori.
Tra i fattori pedoclimatici che contribuiscono a rendere speciale questo aglio di Voghiera rientra certamente anche il clima che é quello tipico della Pianura Padana Ferrarese temperato e asciutto.
Ultimo, ma certo non il meno importante, é il fattore umano. Sono i produttori, infatti che curano da sempre con particolare attenzione le tecniche di irrigazione durante il periodo di semina e di raccolta; che, con capacità affinata con gli anni e trasmessa da padre in figlio, selezionano a mano dalla coltura precedente i bulbi "teste" migliori da cui ricavare il materiale da seme avendo cura che esso sia grosso e sano, che, con eccellente maestria preparano e lavorano i bulbi preparando a mano mazzi, trecce, treccine e bulbi singoli; sono sempre i produttori che di anno in anno hanno tramandato ricette impreziosite dalla presenza dell'aglio di Voghiera.
Le testimonianze archeologiche recenti e passate dell'antica Voghenza, confermano il ruolo predominante che questo centro ebbe per il delta padano, sino almeno al VII secolo dopo Cristo, caratterizzandosi come centro amministrativo imperiale, sede dei funzionari del fisco e degli amministratori dei saltus, una sorta di dogana da cui partivano attraverso il Po le merci destinate al nord-est dell'impero, verso gli empori di Adria ed Aquileia, oppure verso sud, con facili collegamenti endolagunari e stradali con il porto di Ravenna, sede della flotta pretoria per tutto l'est dell'impero così come Capo Miseno lo era per tutto l'ovest.
Al termine dell'esperienza altomedievale furono gli Estensi, i signori di Ferrara, a rilanciare il territorio di Voghiera.
Il demanio estense incentivò tutte le coltivazioni possibili nelle terre della zona e le cronache parlano anche di coltivazioni molto intense e particolari nelle numerose serre che dovevano fornire prodotti tutto l'anno.
Una particolare attenzione era riservata alle piante da orto, come insalate, erbe e piante aromatiche (usate in larghissima misura per attenuare i non sempre freschi sapori delle carni) e soprattutto aglio.
Dalla partenza degli Estensi, nel 1598, le esperienze espletate nel campo agricolo, non andarono affatto perdute in quanto tutte le coltivazioni della zona proseguirono sotto l'egida di altri illustri proprietari che avevano ben individuato le valenze di queste fertili terre che erano lungo il corso dell'antico Po, terre che avevano quelle doti e qualità che le qualificano tra le migliori del territorio ferrarese e che consentono ancora oggi la coltivazione di produzioni a forte specializzazione come l'aglio.

Articolo 7. Controlli
Il controllo sulla conformità del prodotto al disciplinare é svolto da una struttura di controllo conformemente a quanto stabilito agli articoli 10 e 11 del regolamento CE n. 510/2006.

Articolo 8.
Questo articolo fornisce indicazioni sull'etichettatura, sugli imballaggi e sul logo. Articolo 9. Prodotti trasformati
I prodotti per la cui preparazione é utilizzata la DOP “aglio di Voghiera”, anche a seguito di processi di elaborazione e di trasformazione, possono essere immessi al consumo in confezioni recanti il riferimento alla detta denominazione senza l'apposizione del logo comunitario, a condizione che:
Agli esteri
“Aglio rosa francese di Lautrec” (figura 10)
Probabilmente originato da una mutazione locale di piante che la leggenda narra fossero date in cambio di un pasto da un pellegrino senza denaro di passaggio a Lautrec. L’aglio rosa francese de Lautrec è a volte commercializzato nel nostro Paese come aglio rosa du Tarn. Si tratta di un equivoco, poiché il prodotto a marchio Label Rouge dal 1966 - il primo sistema di certificazione dei prodotti di qualità francesi - proviene da un’area di circa 360 ettari sulle pendici argilloso calcaree del Tarn, di cui Lautrec è il centro più importante. Area a clima mite, grazie alla doppia influenza del Mediterraneo e dell’oceano Atlantico dove l’aglio rosa è coltivato dal Medioevo. Dal 1996 ha ottenuto il marchio IGP. Le caratteristiche di questo prodotto giustificano il prezzo certamente alto: aroma dolce e intenso, senza essere aggressivo, con bassa persistenza nel tempo, utilizzabile dunque senza problemi delle note conseguenze sociali. Lo slogan con cui è pubblicizzato è Ne dites pas ail avant de l’avoir gouté (non dite aglio prima di averlo gustato).
Le teste d’aglio si presentano regolari e piene, con spicchi ben separati, di colore rosa intenso soffuso e listati da segni più scuri.
La pianta deve essere tolta dal terreno intera, senza essere privata di foglie e radici, e appesa ad essiccare in un luogo arieggiato ed all’ombra, dove perderà un quarto del suo peso. Solo quando i bulbilli saranno pronti, si eliminano le radici e le foglie, ad eccezione dell’ultima che consente di mantenere la testa coesa senza nasconderne il colore. A questo punto si confezionano in manouille, non in trecce, ma in mazzi con gambi affiancati di lunghezza diversa così da ottenere lo stesso effetto. Il processo di essicazione è naturale e richiede tempo, ma consente di conservare ancora pieni gli spicchi da un anno all’altro.
A conferire all’aglio le sue caratteristiche peculiari sono sostanzialmente quattro elementi:
- il materiale di partenza;
- il clima mite che consente una coltivazione anticipata;
- la natura del terreno argillosa calcarea;
- il rispetto delle le istruzioni di coltivazione indicate dal disciplinare di produzione.
I semi prodotti dalle infiorescenze sono sterili per cui l’aglio rosa si coltiva solo a partire dai bulbilli, che devono essere posti nel terreno nei mesi di dicembre e gennaio. All’inizio del mese di giugno si provvede, passando pianta per pianta, ad eliminare lo scapo fiorale. Alla fine dello stesso mese si effettua la raccolta. Nella coltivazione dell’aglio la principale operazione colturale resta la lotta alle malerbe che deve essere eseguita con una leggera zappettatura del terreno e l’eliminazione manuale. La zappettatura serve anche a rompere la crosta del terreno che si può formare con l’azione battente della pioggia, mantenere soffice e permeabile il terreno, interrompere la risalita per capillarità dell’acqua dagli strati profondi. Si dovrà irrigare solo in periodi di scarsità d’acqua, sempre bagnando le piante al piede con modesti quantitativi d’acqua, senza mai saturare il terreno. Non bagnare in prossimità del raccolto. Tutte le operazioni devono essere svolte restando all’esterno dell’aiuola per evitare di compattarlo con il calpestio.
Figura 10 – “Aglio rosa francese de Lautrec”. Si osserva la tipica treccia adottata per questa varietà francese, ottenuta legando mazzetti di aglio con differente lunghezza dello stelo.

Un particolare tipo di aglio è quello appartenente alla gamma Black Garlic prodotto dall’omonima azienda inglese. L'aglio nero (figura 11) è ottenuto lasciando fermentare l'aglio ad alte temperature per qualche settimana, ha un sapore piccante e balsamico, ma non lascia il retrogusto e l’alito pesante tipico dell’aglio, possiede una quantità doppia, rispetto all’aglio normale, di antiossidanti, una bassa quantità di grassi ed è ricco di zuccheri naturali. In generale, Il punto forte di questo prodotto è che il suo processo di produzione è completamente naturale, senza l'uso di conservanti o altri additivi chimici aggiunti, presentando una lunga conservabilità. Inoltre, i suoi oligoelementi essenziali vengono moltiplicati in modo esponenziale (fino a 10 volte!) dal processo di fermentazione che ha una durata di trenta giorni circa e ne diminuisce del 97% il tipico sapore pungente. Il prodotto finale presenta un profilo aromatico più dolce, che ricorda quello di una prugna.
Viene utilizzato come ingrediente in tutti i tipi di piatti, al pari di una spezia, nonostante si possa anche mangiare crudo. La gamma Black Garlic consiste di bulbi (sia in confezione singola che doppia), pelato in barattolo da 50 e 150 grammi e a breve verrà introdotta sul mercato anche la crema di aglio nero. L'azienda attualmente importa il prodotto all'ingrosso dagli Stati Uniti per poi confezionarlo nel Regno Unito (figura 12). Black Garlic rifornisce al momento le catene Tesco, Waitrose, Sainsbury's e Budgens, così come molte ditte individuali inglesi. Il numero di grossisti sta continuando a crescere.
Figura 11 – Aglio della gamma Black Garlic, presentato al Fruit Logistica (Berlino, 8-10 febbraio 2012).

Figura 12 – Modalità di confezionamento dell’aglio della gamma Black Garlic.

Tra la fine di luglio e tutto il mese di agosto 2013 è giunto in Italia aglio cinese, senza tuttavia incontrare grandi entusiasmi, in quanto i prezzi sono più bassi rispetto all'aglio di origine nazionale e a quello di importazione spagnola, pur se non in maniera significativa. Si nota, inoltre, una crescente disaffezione del consumatore nei confronti dell'aglio cinese, sebbene il prezzo risulti inferiore; la preferenza va sempre di più al prodotto italiano e a quello spagnolo. Ormai, i maggiori consumatori di aglio cinese sono i Paesi del Nord Europa, principalmente la Gran Bretagna.
Il principale paese di origine per le importazioni italiane è, e rimane, la Spagna, che in questa stagione ha realizzato un prodotto di buona qualità e di buon calibro nelle varietà di tipo Spring. Tuttavia, Al contrario, le varietà di aglio bianco tradizionale presentano nuovamente problemi di essiccazione e di stagionatura, a causa del fenomeno noto come “Waxy Breakdown”, ascrivibile alle infezioni da Fusarium proliferatum, ormai generalizzate ed evidenti nei tre Paesi produttori (Spagna, Francia, Italia). Questo marciume è comunque diffuso esclusivamente all'aglio bianco e non a quello di tipo rosso o rosato. Problemi di qualità, ma di diversa natura, si sono riscontrati anche sulla varietà “Morado” in Spagna, con la presentazione di bulbi abbastanza irregolari e deformi e con scarse tuniche di rivestimento e con un colore delle pellicole di rivestimento degli spicchi molto sbiadito e tendente al bianco. In pratica, le caratteristiche che differenziano queste varietà dall'aglio bianco, quest'anno risultano meno evidenti e quindi il mercato sta registrando una diminuzione nel prezzo di vendita ed una scarsa richiesta.
Il prezzo medio all'importazione nel 2013 varia intorno a 1,00-1,50 euro/kg, in relazione al calibro e alla categoria di qualità. La domanda è comunque scarsa e l'interesse per il prodotto è davvero inesistente.
Le prospettive future sono il grande problema e la grande incognita del segmento. Innanzitutto, quest'anno ci sarà abbastanza prodotto invenduto e l'agricoltore medio sarà sicuramente tentato a ripiantarlo, con un probabile risultato di un ulteriore incremento della produzione non solo in Europa ma anche in Cina, dove la grande produzione di questa stagione ha creato le stesse problematiche di mercato dell’Europa.
Inoltre, il fenomeno della diffusione del “Waxy Breakdown” sta orientando sempre di più la scelta dei coltivatori verso varietà di tipo precoce e sta creando una certa perplessità nell'acquisto di seme certificato come esente da virosi che, comunque, non garantisce una sicurezza della produzione e della successiva collocazione di questa sui mercati. Fino a settembre del 2013 ancora sono disponibili quantitativi di aglio della scorsa campagna, sia di origine spagnola, sia argentina; pertanto, per vendere le vecchie giacenze, il prezzo diminuirà ancora, a scapito del prodotto di nuovo raccolto. Facilmente si prevede un esubero di merci che, se ben mantenute in frigo, potranno essere commercializzate nel prossimo anno.
I nuovi raccolti del Sud America (figura 13) saranno disponibili già prima della fine dell'anno. Se il mercato europeo non sarà in grado di assorbire questo prodotto sicuramente non varrà la pena di importarlo. Gli operatori che nella scorsa campagna hanno importato aglio dall'Argentina hanno dovuto far fronte a perdite importanti, per cui bisogna chiedersi se vale la pena di realizzare nuove importazioni.

Figura 13 – Importazione di aglio dall’Argentina. La produzione di aglio italiano soddisfa a malapena il 20% del fabbisogno interno. La parte preponderante dei consumi è soddisfatta da aglio importato prevalentemente dall’estero e, segnatamente, dalla Cina, dalla Spagna, dall’Argentina e da Paesi terzi del Mediterraneo. In questo momento sul mercato domestico è reperibile solo aglio argentino e, in minima parte, italiano della precedente campagna, che era stato conservato e le cui scorte, per altro, sono adesso in via di esaurimento.

Nel concludere questa parte relativa ai tipi di aglio di importazione bisogna riferire su una forma anomala di commercializzazione di questa importante pianta da orto. L’aglio di importazione è sottoposto ad un dazio doganale del 9,5% e ciò ha causato un boom di traffici illegali per evadere la tassa dando luogo ad crimine che, purtroppo è molto redditizio nell’Unione Europea. Secondo l’ufficio europeo antifrode è la Cina (principale produttore di aglio, con una quota mondiale dell’80%) il Paese protagonista di questo mercato nero, che si concentra soprattutto in Gran Bretagna, Italia e Polonia. Pertanto, è auspicabile che i punti di vendita di questo prodotto ortofrutticolo possano garantirne la qualità, invitando a sceglier rigorosamente il Made in Italy (figura 14).

Figura 14 – Confezioni commerciali di aglio italiano (sopra ed al centro) ed operai che lavorano al relativo procedimento industriale (sotto).


Ambiente pedologico
I valori consigliati per i parametri pedologici, riferiti alla rizosfera, nella coltivazione dell'aglio sono i seguenti:
• Tessitura:deve essere fine e molto fine affinchè i bulbi possano svilupparsi completamente ed uniformemente;
• Drenaggio: l'acqua deve essere rimossa dal suolo prontamente senza il verificarsi, durante la stagione vegetativa, di eccessi di umidità limitanti lo sviluppo della coltura;
• Profondità utile: la profondità degli strati limitanti gli apparati radicali non deve essere inferiore a 40 cm, anche in considerazione che l'apparato radicale dell'aglio è abbastanza contenuto;
• Calcare totale e attivo: è un valore generalmente ininfluente;
• pH: 6,5-7,5, pertanto vanno evitati i terreni acidi e basici
• Microelementi: è utile una buona dotazione, specialmente di zolfo;

Ambiente climatico
I valori consigliati per i parametri climatici nella coltivazione dell’aglio sono i seguenti:
• Temperatura minima: -10 °C/-12 °C;
• Temperatura ottimale di germinazione: 26 °C;
• Temperatura ottimale di accrescimento: 15-25 °C;
• Temperatura massima: 30-35 °C;
• Umidità: l’umidità media non dà problemi, quella alta, unita a rugiada, può provocare la comparsa di funghi parassiti epigei.

Rotazioni
L'intervallo minimo tra due cicli successivi non deve superare i 4 anni. Le colture sconsigliate in precessione sono il prato e quelle che conservano i parassiti dell'aglio quali sclerotinia e nematodi.

GESTIONE DEL TERRENO
Si consiglia un’aratura estiva a 40 cm con abbinata la ripuntatura nel caso vi siano problemi di drenaggio insufficiente.
Si consiglia di effettuare la preparazione del letto di semina, con erpici e frese, nei mesi di luglio-agosto per la semina estivo-autunnale.

SCELTA DELLA TECNICA D’IMPIANTO
Si consiglia la scelta della tecnica d'impianto in base al:
- tipo di seminatrice;
- materiale di propagazione;
- sesti di impianto e densità d’investimento.

Semina
Si consiglia la semina manuale che dà la migliore resa di produzione, anche se, dal punto di vista economico, questa tecnica, che consente una maggiore produzione nell’ordine di 13-14 quintali per ettaro, non è di facile attuazione per la maggiore necessità di manodopera (figura 15). La "semina" viene effettuata a mano, impiegando bulbilli provenienti da bulbi sani, esenti da marciumi, di peso medio superiori a 2 g, disposti con l'apice rivolto verso l'alto, alla profondità di 5 cm circa. I bulbilli vengono posti su solchetti precedentemente eseguiti con una motozzappatrice provvista di piccolo assolcatore. II germogliamento avviene a spese delle sostanze di riserva ed è più rapido quando gli spicchi sono grossi ed alla temperatura di 15-20°C. Per l'investimento di un ettaro di aglio occorrono in media 6-7 q di bulbilli. Il sesto d'impianto può variare da 10 a 15 cm sulla fila e da 25 a 40 cm tra le file, in funzione della meccanizzazione aziendale.

Figura 15 – “Semina” manuale dei bulbilli posti a dimora con l’apice rivolti verso l’alto, ad una profondità di 5 cm.

Per la semina meccanica si consiglia l’impiego delle seguenti macchine:
- seminatrice semi-automatica: prevede l’utilizzo di 5 unità lavorative che fanno cadere i bulbilli a mezzo di tubi aduttori nei solchetti che vengono quindi coperti;
- seminatrice automatica, di tipo pneumatico, che distribuisce a mezzo di pressioni controllate i bulbilli, attraverso tubi aduttori, nei solchetti (figura 16).
Va anche sottolineato che, mentre con la messa a dimora manuale il bulbillo viene disposto nel solchetto con la parte radicale rivolta verso il basso, con le seminatrici, di solito, il bulbillo si dispone casualmente, per lo più orizzontalmente o talora capovolto, con la conseguenza che, in fase di germinazione, spesso le piantine hanno problemi ad ottenere la giusta posizione.

Figura 16 – Seminatrici meccaniche pneumatiche per “Semina” dei bulbilli. L'impiego di queste macchine garantisce l’uniformità di semina ed un notevole risparmio di manodopera. Tuttavia, il loro impiego spesso causa un ritardo nell'emergenza, poiché i bulblli vengono posti, casualmente, in posizioni diverse, anche se ciò non influenza la resa produttiva.


Materiale di propagazione
Come materiale di propagazione si consiglia l'uso di bulbilli ottenuti per sgranatura dei bulbi. Per la sgranatura, che va effettuata alcuni giorni prima della semina, si consiglia l'impiego di apposite attrezzature di tipo artigianale o di alta precisione. Un elemento essenziale di questa attrezzatura è il riscaldamento dei bulbilli prima della sgranatura (operazione che limita i problemi di microferite). Una volta sgranati i bulbilli si consiglia di pulirli da radici, tuniche esterne, bulbilli centrali e da bulbilli esterni al bulbo (denti).
Normalmente i bulbilli denominati “denti” non sono ammessi perché declassano la produzione.

Disinfezione dei bulbilli
Una volta che i bulbilli sono stati ripuliti si consiglia di disinfettarli con formulati specifici per evitare che nel terreno, specialmente se umido e con temperature non molto basse, vengano infettati da funghi parassiti (Penicillium spp) portandoli a morte. Si consiglia la disinfezione a secco oppure a bagno.

Impianto
I sesti d’impianto, la densità d’investimento e la profondità d’impianto sono parametri che vanno presi in considerazione allorquando bisogna procedere all'impianto di un campo coltivato ad aglio.
Se il terreno preparato per l’impianto è molto sciolto ed asciutto prima di iniziare la messa a dimora dei bulbilli è consigliabile effettuare una rullatura per renderlo più compatto e più livellato e di conseguenza applicare la profondità d’impianto voluta.
Le indicazioni relative ai sesti e alla profondità d’impianto sono:
• Distanza tra le file (cm): 30-33;
• Distanza sulla fila (cm): 12 - 15;
• Densità d’impianto (n. piante/ha): 250.000-270.000;
• Profondità di impianto (cm): 5-6. Tuttavia, bisogna specificare che se la profondità é inferiore a cm 5 - 6, in presenza di gelate invernali, i bulbilli possono essere spinti in superficie, mentre se é superiore, specialmente nei terreni più argillosi, le giovani piantine possono morire asfissiate;
• Quantità di bulbi (q/ha): 7-8.

Esigenze nutrizionali e concimazione dell'aglio
Scopo della concimazione è mettere a disposizione della coltura, durante tutto il ciclo biologico, gli elementi nutritivi principali in quantità e nelle forme più adeguate alla pianta e nel rispetto delle esigenze qualitative del prodotto e dell’ambiente.
L’azoto, in generale, determina un aumento del vigore vegetativo delle piante con lo sviluppo precoce e ampio dell’apparato fogliare, premessa indispensabile per l’ottenimento di elevate produzioni. Una eccessiva disponibilità di questo elemento nel terreno ritarda la bulbificazione e nella parte finale del ciclo ritarda la maturazione dei bulbi e ne diminuisce la conservabilità. Con carenza di azoto, invece, le foglie si accrescono molto più lentamente, assumono una colorazione verde chiaro e un portamento più eretto, hanno senescenza più rapida ed, infine, la bulbificazione viene accelerata.
La carenza di fosforo e potassio provoca un accrescimento stentato, foglie più rapidamente senescenti, ritardo di maturazione, formazione di bulbi con tuniche esterne poco appressate e coprenti, con basso residuo secco e scarsamente conservabili.
La disponibilità di zolfo nel terreno favorisce la sintesi dei composti solforati responsabili del caratteristico sapore ed aroma dell’aglio, anche se sembra che sull’assorbimento dello zolfo esista un effetto depressivo degli ioni ammonio e cloro che pertanto tendono a dolcificare i bulbi.
I fabbisogni indicativi in elementi nutritivi dell’aglio (kg di elemento nutritivo per tonnellata di bulbi) sono riportati nella tabella 3.

Tabella 3 - Fabbisogni in principali elementi nutritivi dell’aglio (kg di elemento nutritivo per t di bulbi).
Elemento nutritivo kg/t di bulbi
Azoto (N)
Fosforo (P2O5)
Potassio (K2O)
Calcio (CaO)
Zolfo (S)
Magnesio (MgO)
10,0 ÷ 11,0
3,0 ÷ 4,5
8,0 ÷ 10,0
2,5 ÷ 3,0
1,0 ÷ 5,0
0,1 ÷ 0,5


Il ritmo di assorbimento degli elementi nutritivi non è uniforme nel corso del ciclo della coltura, ma varia con le diverse fasi fenologiche. La domanda di azoto è elevata soprattutto durante la fase vegetativa di formazione ed emissione delle foglie per poi divenire molto moderata durante la bulbificazione; nella fase finale del ciclo l’azoto è addirittura dannoso per il ritardo di maturazione e per la diminuzione della conservabilità di bulbi. I fabbisogni di fosforo e potassio, invece, sono particolarmente elevati nella fase di ingrossamento del bulbo.
La conoscenza delle caratteristiche fisico-chimiche del terreno risulta indispensabile per stabilire un adeguato programma di concimazione e verificare la necessità di effettuare o meno una concimazione di arricchimento. Mentre l’analisi fisico-meccanica può essere effettuata una tantum, quella chimica dovrebbe essere ripetuta almeno ogni 3-4 anni.
Inserendo la concimazione dell’aglio nel bilancio di fertilizzazione della rotazione, si deve tenere conto che i residui colturali (lamine fogliari) rappresentano al massimo il 15% della sostanza secca, oppure sono trascurabili; pertanto, facendo riferimento ai fabbisogni calcolati per una produzione attesa di 10 t/ha, pari a 110 kg/ha di N, 45 kg/ha di P2O5 e 90 kg/ha di K2O, questi quantitativi di elementi nutritivi devono essere considerati tutti effettivamente asportati dal terreno con i bulbi.
Poi sarà analizzata più in dettaglio la concimazione relativa ai tre macroelementi seguendo un ordine cronologico di applicazione: prima il fosforo ed il potassio con la concimazione di fondo e dopo l’azoto in prossimità dell’impianto e/o in copertura.
Nell’aglio la concimazione organica non è consigliata perché aumenta la sensibilità dei bulbi ai diversi agenti del marciume e provoca perturbazioni sull’alimentazione azotata soprattutto nella fase finale del ciclo con ritardo di maturazione e peggioramento della conservabilità.

Fosforo
La dose da somministrare deve essere determinata in funzione della dotazione del terreno in fosforo assimilabile. Pertanto, è necessario effettuare l’analisi chimica del suolo allo scopo di misurare, nello strato di terreno interessato dalle radici dell’aglio la quantità (in ppm) di fosforo totale (P) e di fosforo assimilabile (P2O5) per effettuare quindi una valutazione agronomica circa il livello quantitativo dell’elemento nutritivo utile per le piante di aglio. I livelli sono di seguito riportati, in considerazione del fatto che i valori, espressi in ppm (parti per milione), inferiori dell’intervallo si riferiscono a terreni sabbiosi, quelli più alti a suoli argillosi; per terreni di medio impasto si assumono valori intermedi:
- livello molto basso di fosforo (0 ÷ 6 ppm di P e 0 ÷ 15 ppm di P2O5): la risposta alla concimazione fosfatica è certa per tutte le colture. E’ consigliata una concimazione di arricchimento, con dosi variabili da 2 a 2,5 volte gli asporti della coltura. Le concimazioni di arricchimento debbono proseguire fino a quando non si raggiunge il livello di sufficienza per tutte le colture della rotazione.
- livello basso (7 ÷ 12 ppm di P e 16 ÷ 30 ppm di P2O5): la risposta alla concimazione fosfatica è probabile per tutte le colture. La concimazione consigliata è quella di arricchimento; le dosi da apportare variano da 1,5 a 2 volte gli asporti della coltura.
- livello medio (13 ÷ 20 ppm di P e 31 ÷ 45 ppm di P2O5): la risposta alla concimazione fosfatica è meno probabile. E’ consigliata una concimazione di mantenimento: debbono essere reintegrati gli asporti della coltura con eventuali maggiorazioni (fino a 1,5 volte gli asporti) per tenere conto della frazione di fosforo assimilabile che, quasi in tutti i terreni, va incontro a retrogradazione per la presenza di calcare o per pH <5,5.
- livello alto (21 ÷ 30 ppm di P e 46 ÷ 70 ppm di P2O5): la risposta alla concimazione fosfatica non è in genere probabile; tuttavia è suggerito un moderato apporto di fosforo per le colture esigenti per questo elemento. Le dosi da apportare variano da 0,5 a 1 volta gli asporti della coltura.
- livello molto alto di fosforo (>70 ppm di P2O5): la risposta alla concimazione fosfatica è assai improbabile, pertanto si consiglia di non somministrare concimi a basi di fosforo.
La dotazione di fosforo assimilabile del terreno può ritenersi normale quando soddisfa le esigenze di tutte le colture della rotazione, a cominciare da quelle più esigenti. Considerando la scarsa mobilità di questo elemento, è bene interrare tutta la dose prevista con la lavorazione principale per portarlo nello strato di terreno interessato dalla massa delle radici. Per accelerare lo sviluppo dell’apparato radicale e la crescita iniziale della coltura, si consiglia l’applicazione di una concimazione starter. Tale concimazione è generalmente effettuata con fosfato ammonico alla dose di circa 50 kg/ha di anidride fosforica, opportunamente localizzata al di sotto del seme e della piantina.

Potassio
Le necessità dell’aglio per questo elemento sono medie ed il massimo fabbisogno si ha, come visto, durante la fase di ingrossamento del bulbo.
Le dosi da apportare debbono essere calcolate, come per il fosforo, tenendo conto della dotazione del terreno in potassio scambiabile e della valutazione agronomica che l’analisi chimica del suolo fornisce di tale dotazione, in rapporto alle esigenze della coltura. Si riportano i seguenti livelli di potassio, espressi in ppm ed in CSC (capacità di scambio cationico) cioè la quantità di cationi scambiabili, espressa in milliequivalenti per 100 grammi (meq/100g), che un materiale dotato di proprietà di adsorbimento può trattenere per scambio ionico:
- livello molto basso di potassio (0 ÷ 50 ppm di K e 0 ÷ 60 ppm di K2O): la risposta alla concimazione potassica è certa. E’ consigliata la concimazione di arricchimento con dosi da 1,1 a 1,5 volte gli asporti della coltura.
- livello basso (51 ÷ 100 ppm di K; 61 ÷ 120 ppm di K2O; <2% CSC come K % CSC): la risposta alla concimazione potassica è probabile per tutte le colture. La concimazione consigliata è quella di arricchimento con dosi da 0,8 a 1,1 volte gli asporti della coltura.
- livello medio (101 ÷ 150 ppm di K; 121 ÷ 180 ppm di K2O; 2 ÷ 5% CSC come K % CSC): la risposta alla concimazione potassica è generalmente poco probabile. La concimazione consigliata è quella di mantenimento con dosi da 0,5 a 0,8 volte gli asporti della coltura.
- livello alto (151 ÷ 200 ppm di K; 181 ÷ 240 ppm di K2O; >5% CSC come K % CSC): la risposta alla concimazione potassica è non è, in genere, probabile, pertanto è consigliabile non concimare. Il potassio potrebbe essere necessario per colture esigenti e capaci di elevate produzioni; le dosi non dovrebbero superare 0,5 volte gli asporti della coltura.
- livello molto alto (>200 ppm di K; >240 ppm di K2O): la risposta alla somministrazione di concimi potassici è assai improbabile e, pertanto, si consiglia di non fertilizzare.
Considerando la scarsa mobilità di questo elemento, è bene interrare tutta la dose prevista con la lavorazione principale per portarlo nello strato di terreno interessato dalla massa delle radici.

Azoto
L’azoto è l’elemento nutritivo che maggiormente influisce sulla produzione dell’aglio. L’uso dei fertilizzanti azotati, però, a differenza di quanto avviene con quelli fosfatici e potassici, richiede particolari attenzioni, soprattutto nello stabilire la dose ottimale da somministrare, poiché gli errori, sia in difetto sia in eccesso, si pagano in termini di perdite di quantità e/o di qualità della produzione.
Inoltre, la notevole mobilità nel terreno di certe forme di azoto rende necessarie alcune precauzioni per la salvaguardia dell’ambiente (inquinamento delle falde acquifere da parte dell’azoto nitrico). La forma nitrica, infine, può accumularsi nei tessuti vegetali, comprese le parti eduli, causando rischi per la salute dei consumatori. I nitrati, infatti, una volta ingeriti possono essere trasformati in nitriti che, a loro volta, possono combinarsi con le ammine libere e formare nitrosammine, composti cancerogeni. L’aglio fortunatamente ha una scarsa tendenza ad accumulare nitrati nel bulbo. Nonostante i numerosi studi sul bilancio azotato in agricoltura, bisogna dire che non risulta facile da individuare un metodo sufficientemente semplice e preciso per stabilire le dosi di azoto da distribuire ad una coltura.
Il fabbisogno di concimazione azotata può essere calcolato per differenza tra il quantitativo prelevato dalla coltura durante il ciclo colturale e il quantitativo di azoto minerale disponibile nel terreno a inizio ciclo più quello che si rende disponibile, nel corso della primavera e dell’estate, per mineralizzazione dell’humus e dei residui colturali incorporati nel terreno. Inoltre, occorre considerare che non tutto l’azoto distribuito con la concimazione è assorbito dalla pianta, ma in funzione del tipo di terreno, dell’andamento climatico, della formulazione utilizzata (ad esempio concimi a lento effetto) e della modalità di distribuzione (a tutto campo, a bande, fertirrigazione) l’efficienza di assorbimento della concimazione azotata può variare anche largamente per cui la dose tecnica apportata deve essere opportunamente aumentata. Da quanto detto consegue che:


Concimazione azotata = (N prelevato - N disponibile) / Efficienza concimazione


E’ stato affermato che, per una produzione attesa di 10 t/ha, la coltura deve poter disporre di circa 110 kg di azoto. Nelle condizioni ordinarie, ad esempio nel caso in cui la precessione colturale sia rappresentato dal frumento, che notoriamente lascia ridotti quantitativi di azoto residuo nel terreno, ed il contenuto di sostanza organica del terreno è relativamente scarso (1-1,3%), si può quindi ragionevolmente stimare che la coltura trovi disponibili nel terreno circa 50-70 kg/ha di azoto per cui i rimanenti 40-60 kg/ha dovrebbero essere apportati con le concimazioni. Se si considera che, a causa dell’apparato radicale superficiale, l’efficienza di assorbimento della concimazione azotata con distribuzioni a tutto campo è di circa il 50%, occorrerà aumentare la dose tecnica fino ad apportare circa 80-120 kg/ha di azoto.
Ovviamente, la dose da apportare cambia se cambiano i termini del bilancio azotato: Al fine di seguire i ritmi di assorbimento della coltura, ridurre i rischi di lisciviazione ed evitare un eccesso di azoto nella fase di maturazione dei bulbi, la dose prevista di azoto dovrebbe essere frazionata in 3 volte: 1/3 all’impianto, 1/3 allo stadio di 3-4 foglie e 1/3 all’ingrossamento del bulbo.
I concimi azotati più frequentemente impiegati sono il solfato d’ammonio all’impianto (per apportare anche zolfo) e nitrato ammonico o urea in copertura.
Infine, giova ricordare che la concimazione deve essere effettuata con concimi esclusivamente minerali in quanto quelli organici possono provocare marciumi radicali alla pianta per cui è consigliato fare una concimazione organica alla coltura precedente l'aglio.

Esigenze idriche ed irrigazione
Il soddisfacimento dei fabbisogni idrici della coltura è un fattore essenziale sia sotto l’aspetto quantitativo sia qualitativo delle produzioni.
Un’insufficiente disponibilità idrica, infatti, comporta una minore crescita, l’aumento di bulbi sottomisura e, in sintesi, minori produzioni; al contrario, un eccesso idrico costituisce uno spreco di acqua, provoca il dilavamento degli elementi nutritivi e fenomeni di asfissia radicale, favorisce una maggiore suscettibilità agli attacchi parassitari, e, se si verifica nella fase finale del ciclo, un ritardo della maturazione, un peggioramento della conservabilità dei bulbi e delle caratteristiche qualitative (abbassamento del residuo secco, dell’aroma e del sapore caratteristico, minore ”vestitura” del bulbo).
Nei nostri ambienti di coltivazione, le piogge che cadono nel periodo autunnale, invernale e primaverile sono generalmente sufficienti a soddisfare la maggior parte delle esigenze idriche della coltura (che nei nostri ambienti si stimano mediamente in 1.500 – 2.500 m3/ha).
Durante la fase di ingrossamento del bulbo, che si verifica durante il periodo primaverile (aprile-giugno), possono esser necessari, secondo l’ambiente di coltivazione e l’andamento stagionale, 2-3 interventi irrigui con singoli volumi d’adacquamento di circa 400 m3/ha. Non irrigare in prossimità della raccolta.

Sarchiatura e Diserbo
L’esecuzione di sarchiature meccaniche nelle interfile può essere utile nei primi stadi di sviluppo su terreno con tendenza a formare crosta e quando si vogliano eliminare le infestanti in diversi momenti del ciclo colturale. Le sarchiatura nelle fasi intermedie e finali del ciclo, però, danneggiano frequentemente il già ridotto e superficiale apparato radicale e, talvolta, sono rischiose anche per l’integrità dei bulbi. Con la sarchiatura bisognerebbe evitare di riportare terra in prossimità del bulbo, ma piuttosto liberare leggermente la base della pianta, soprattutto in annate umide, così da ridurre l’incidenza di marciumi.
II controllo delle infestanti viene effettuato con sarchiature superficiali, eseguite con piccole motozappe, per non provocare danni all'apparato radicale, molto superficiale.
Spesso le sarchiature vengono integrate con il diserbo chimico in post-emergenza, con Oxyfluorfen o Setoxydim allo stadio di 3-4 foglie.
Le sarchiature, oltre ad eliminare le infestanti, servono a ridurre le perdite di acqua per evaporazione e quindi a conservare le riserve idriche, molto utili nella fase d'ingrossamento dei bulbi, quando si ha la maggiore richiesta di acqua.
Pertanto, in regime asciutto e con scarsa piovosità, soprattutto nel periodo primaverile, le sarchiature assumono maggiore importanza per cui il diserbo chimico, anche se meno costoso delle lavorazioni meccaniche, non le può sostituire completamente per la necessità di ridurre le perdite di acqua. Nel caso in cui l'azienda ha disponibilità irrigua può essere effettuata una irrigazione di soccorso nella fase di ingrossamento del bulbo (aprile-maggio), soprattutto in annate siccitose.
Nel mese di maggio si eliminano manualmente gli scapi fiorali quando raggiungono un palmo di lunghezza, per favorire l'ingrossamento dei bulbi, in quanto con l'inizio dell'attività produttiva cessa l'attività vegetativa. L'eliminazione degli scapi fiorali è necessaria anche per il confezionamento dell'aglio in trecce, mentre per il confezionamento con reti sembra che la presenza dello scapo fiorale renda l'aglio più serbevole.
Il controllo integrato delle infestanti dell'aglio è sintetizzato nella tabella 4.

Tabella 4 – Informazioni sintetiche riguardanti il controllo integrato delle infestanti dell'aglio.
Epoca Infestanti Principio attivo (p.a.) % di p.a. L/ha o Kg/ha
Pre-semina

Graminacee e
Dicotiledoni
Glifosate
Glufosinate ammonio
30,40
11,33
1,5-3,0
4,0-7,0
Pre-emergenza

Graminacee e
Dicotiledoni
Pendimentalin
Metazaclor
31,70
43,50
2,0-3,0
1,0-1,5
Post-emergenza

Graminacee invernali e
Dicotiledoni annuali
Pendimentalin
Oxyfluorfen
Metazaclor
31,70
22,00
43,50
1,0-1,5
0,1-0,5
1,0-1,5
Post-emergenza

Dicotiledoni Ioxinil 33,20 0,1-0,6
Post-emergenza

Graminacee Propaquizafop
Quizalofop-p-etile
Quizalofop-etile isomero D
9,70
5,00
4,90
1,0
1,0-1,5
1,0-1,5


Raccolta dell’aglio
La maturazione fisiologica si manifesta con la presenza di foglie ingiallite e secche. L’aglio è generalmente pronto per essere raccolto quando le foglie sono gialle o secche nel loro terzo superiore e iniziano a piegarsi sul terreno. Se si raccoglie troppo precocemente le tuniche si seccano male, mentre se si ritarda i bulbi sono spesso invasi da organismi saprofiti che conferiscono loro un colore nerastro.
La raccolta per il consumo fresco inizia ad aprile-maggio, mentre quella per il prodotto da serbo da giugno (Italia meridionale) ad agosto (Italia settentrionale). Se raccolto prematuramente l'aglio da conservare va incontro ad una rapida disidratazione.
La raccolta è comunemente effettuata a macchina, anche, soprattutto nell’Italia meridionale, le macchine stentano ad essere adottate per diffidenza degli agricoltori e per necessità diverse legate alla tipologia aziendale (polverizzazione delle aziende) e alle modalità di commercializzazione. Sono disponibili sia macchine agevolatrici, sia raccoglitrici integrali.
Macchine agevolatrici della raccolta
Si distinguono in due gruppi principali: Macchine raccoglitrici integrali
Sono scava-raccogli-legatrici monofila, portate dal trattore. La testata di raccolta (laterale o posteriore) è costituita da un vomere di escavazione, un dispositivo scuotitore per la separazione del terreno dalle piante e da un dispositivo che trattiene le piante per l’apparato fogliare. Le piante sono poi accompagnate ad un dispositivo legatore che lega le piante in mazzi di 30-40 piante e la loro deposizione a terra. Queste macchine operano su una sola fila ed hanno una capacità di lavoro molto limitata (0,9-0,12 ha/h) ma eliminano completamente le successive fasi di pulitura e confezionamento. La raccolta, la pulitura dei mazzi, il caricamento ed il trasporto assorbono circa 40 ore-uomo/ha.
Nelle nostre campagne l’essiccazione, la pulitura ed il confezionamento dell’aglio da serbo sono eseguite tradizionalmente in campo per cui l’impiego delle raccoglitrici integrali sembra principalmente destinato per l’aglio da consumo fresco. Le produzioni medie di aglio sono dell’ordine di 10-12 t/ha nei tipi a bulbo bianco e di 7-8 t/ha in quelli rossi. Le produzioni di punta raggiungono frequentemente 20 t/ha.
Segue l’esposizione di alcune macchine impiegate per la raccolta dell’aglio:

Figura 17 - Raccoglitrice, 1 fila. La raccolta si realizza mediante una griglia che passa sotto la terra con alcuni cinturini che prendono l'aglio per il fusto. L'aglio è automaticamente portato ad un vibratore che toglie tutta la terra presente, si fanno automaticamente in mazzi. I mazzi sono trasportati mediante un nastro trasportatore. La macchina è condotta da una persona. Le guide laterali sono indipendente ed azionate idraulicamente. La macchina è equipaggiata di regolazioni che permettono l'adattamento ad ogni tipo di piantagione: spostamento laterale per allinearsi con la fila da strappare, profondità della grata, altezza dei cinturini di raccolta, altezza del fagotto, tensione del cordone ed accomodamento del volume dei mazzi. Le caratteristiche operative sono: macchina per 1 fila; distanza minima tra file: 40 cm; velocità: 4km/h; potenza trattore: 50 CV; spostamento laterale tra file: 130 cm. Le caratteristiche tecniche intrinseche sono, una massa di 800 kg; lunghezza di 3.400 mm; larghezza 2.100 mm; altezza 1.600 mm.


Figura 18 - Raccoglitrice, 2 fila. Simile alla precedente. La macchina è condotta da due persone. Le caratteristiche operative sono: macchina per 2 file; distanza minima tra file: 43 cm; distanza massima tra file: 55 cm; velocità: 4km/h; potenza trattore: 70 CV; spostamento laterale tra file: 130 cm; massa 1.430 kg; lunghezza 3.400 mm; larghezza 2.000 mm; altezza 2.000 mm.


Figura 19 - Raccoglitrice tagliente. Simile alla precedente. La macchina è condotta da due persone. Le caratteristiche operative sono: macchina per 2 fila; distanza minima tra file: 43 cm; distanza massima tra file: 55 cm; velocità: 4km/h; potenza trattore: 70 CV; spostamento laterale tra file: 70 cm; massa 1.280 kg; lunghezza 4.100 mm; larghezza 2.750-3.500 mm; altezza 2.450 mm.


Figura 20 - La macchina è composta da un doppio telaio. Il funzionamento è idraulico tramite due pompe alimentate con la presa di forza del trattore. Il sistema di raccolta è uguale ed indipendente per ogni fila. La raccolta si realizza mediante una griglia che passa sotto la terra con due cinturini che prendono l'aglio per il fusto. L'aglio passa per un vibratore ed un secondo gioco di cinturini mette tutte le piante allo stesso livello affinché i due dischi taglino le foglie. Un nastro porta i bulbi ad un lato della macchina. Dopo il taglio, i cespugli cadono sul suolo dietro la macchina. La macchina deve essere condotta da una persona, è equipaggiata con regolazioni che permettono l'adattamento ad ogni tipo di piantagione. Le guide laterali sono di tipo idraulico. Le caratteristiche operative sono: macchina per 3 o 4 o 5 file; distanza minima tra le file: 43 cm; distanza massima tra file: 50 cm; velocità: 3 km/h; potenza trattore: 70 CV; spostamento laterale tra file: 70 cm; massa 2.400, 2.800, 3.400 kg; lunghezza (fissa) 4.700 mm; larghezza 2.000, 2.200, 3.500 mm, a seconda se 3,4 o 5 fila; altezza (fissa) 2.300 mm.

Dopo essere stato estirpato il prodotto deve subire una essiccazione naturale. Essa può avvenire sia in pieno campo che in azienda. Il prodotto finito deve essere commercializzato tra il 30 luglio e 31 maggio dell'anno successivo. L’essiccazione può essere anche forzata, quando si fa passare aria forzata tramite una ventola, in alcuni momenti anche riscaldata (a seconda dell'umidità dell'aria) su un grigliato ,oppure tramite cassoni grigliati dedicati dove è posto l'aglio.

Composizione chimica
L’aglio ha un alto valore energetico (140 cal/100 g di parte edule) ed un alto contenuto di potassio, iodio, zinco, manganese vitamina B.
Il contenuto di sostanza secca dell’aglio è generalmente elevato potendo variare, secondo la cultivar, dal 30 al 56 %.
Il bulbo è pressoché privo di amido, ma accumula carboidrati sottoforma di fruttani (lunghe catene polimere di fruttosio).
Un contenuto in proteine del 4-6 % è piuttosto comune, in accordo con l’alto contenuto in sostanza secca, mentre è molto povero di grassi anche se contiene (0,1-0,25 %) un olio essenziale ricco di composti solforati. Il caratteristico odore e l’aroma sono conferiti da alcuni composti volatili solforati (principalmente allicina) che si formano da alcuni precursori inodori e non volatili (alliina) quando i tessuti vegetali del bulbo sono danneggiati (tagliati, schiacciati).
La composizione ed il valore energetico dell’aglio è riportato nella tabella 5.

Tabella 5 – Composizione e valore energetico di g 100 di bulbo fresco.
Sostanza Valore Sostanza Valore Sostanza Valore
Parte edibile
Acqua
Proteine
Lipidi
Glucidi disponibili
Fibra alimentare
Energia
75,0 %
80,0 g
6,4 g
0,6 g
8,4 g
2,1 g
141 kcal
Sodio
Potassio
Ferro
Calcio
Fosforo
Zinco
Selenio
17,0 mg
401,0 mg
1,5 mg
181,3 mg
153,2 mg
1,2 mg
14,2 µg
Niacina (vit. B3)
Vitamina C
Tiamina (vit. B1)
Riboflavina (vit. B2)
Acido pantotenico (vit. B5)
Piridossina (Vit. B6)
Acido folico (vit. B9)
0,7 mg
31,2 mg
0,2 mg
0,1 mg
0,6 mg
1,2 mg
3,0 µg


Analizzando la composizione biomolecolare dell’aglio, è stata osservata la presenza di alcune proteine immunomodulatrici in aglio crudo e sono stati esaminati gli effetti di tali proteine su alcune cellule del sistema immunitario quali linfociti , mastociti e cellule basofili, in relazione al loro effetto sulla proliferazione (mitogenicità) ed ipersensibilità. Tre componenti proteiche, di circa 13 kD ed indicate come QR-1, QR-2 e QR-3 nel rapporto 07:28:01, sono stati separati mediante cromatografia Q-Sepharosio di 30 kD di ultrafiltrato di estratto di aglio crudo. Tutte e tre proteine hanno mostrato attività mitogenica verso linfociti umani del sangue periferico e verso splenociti e timociti murini. La mitogenicità di QR-2 è stata la più alta tra la tre proteine immunomodulanti a confronto. QR-1 e QR-2 hanno mostrato emoagglutinazione ed attività leganti il mannosio; QR-3 ha mostrato solo attività influenzanti la stabilità del mannosio. Immunoreattività di coniglio verso antisieri policlonali anti-QR-1 e anti-QR-2 hanno mostrato specificità per i rispettivi antigeni, nonché reciproca reattività crociata; QR-3 è stato meglio riconosciuto da anti-QR-2 (82 %) che conferisce anti-QR-1 (55 %) . QR-2 ha indotto, in vitro, un rilascio di istamina 2 volte più elevato da leucociti di soggetti atopici rispetto a quello dei soggetti non atopici. In tutti gli studi funzionali , QR-2 è stato più potente rispetto a QR-1. Presi insieme, questi risultati indicano che le due principali proteine QR-2 e QR-1, presenti in aglio crudo in un rapporto di 4: 1, contribuiscono ad indurre attività immunomodulatrice e le loro caratteristiche sono sostanzialmente simili a quelle delle glutinine ASA I e II, rispettivamente, di Allium sativum .
Le proteine immunomodulatrici presenti nell’aglio sono identiche alle lectine ASA I e ASA II (Clement F , Pramod SN, Venkatesh YP . Int . Immunopharmacol . 2010; 10:316-324) . In questo studio, la stabilità di queste lectine in funzione del pH, della temperatura e di denaturanti è stato esaminata, in relazione ad alcune attività biologiche (emoagglutinazione e fagocitosi) . La stabilità delle lectine dell’aglio in un fluido gastrico simulato (SGF) è stata valutata con l’attività di emoagglutinazione, immunoreattività ed integrità mediante SDS-PAGE . Le lectine dell’aglio erano moderatamente stabili in SGF fino a 30 minuti, mentre l’integrità delle loro attività di emoagglutinazione e la loro immunoreattività con il rispettivo antisiero di coniglio diminuiva immediatamente (dopo mezzo minuto) al 10-30 % . ASA I ha conservato circa 80 % dell'attività di emoagglutinazione in un intervallo di pH compreso tra 2 e 12; tuttavia, ASA II ha mantenuto soltanto il 40 % della propria attività in un range del pH di 2-4 e 10-12 . Le lectine dell’aglio esposte a 60° C per 30 minuti ed a pepsina per 1 e 2 minuti mantennero la loro attività di emoagglutinazione e la capacità di fagocitosi . Urea (4M) e Gdn.HCl (2M) non hanno influito sull’emoagglutinazione. L'immunogenicità delle lectine dell’aglio sulla nutrizione per via orale in topi ceppo BALB/c è stata esaminata . Una risposta alla lectina IgG siero specifico è stata osservata nei topi a cui la fitoemoagglutinina immunogena fu somministrata per os. La lectina recuperata nelle feci di topi che ebbero lectine per os hanno mostrato antigenicità identica alla somministrazione di proteine immunomodulatrici. La stabilità delle lectine, la loro capacità di sopportare il passaggio gastrointestinale ed il loro riconoscimento da parte del sistema immunitario nell’alimentazione orale rafforzano la presenza segnalata di anticorpi naturali alle proteine dell’aglio in sieri umani normali.
Ulteriori osservazioni circa la composizione biomolecolare dell’aglio ci induce a riportare alcuni studi condotti per dimostrare il possibile impiego delle sostanze costituenti l’aglio in più svariati campi. In particolare, le lectine dell’aglio sono promettenti molecole candidate per la protezione delle coltivazioni contro insetti sia ad apparato boccale masticatore (lepidotteri), sia ad apparato boccale pungente-succhiante (ad esempio afidi e molti altri omotteri). Il meccanismo molecolare della tossicità e l'interazione delle lectine con proteine recettori dell'intestino medio è stato descritto in molti rapporti. Le lectine mostrano il loro effetto attraverso l’esame dei recettori sensoriali di parti della bocca che mostrano anomalie nel funzionamento, a seguito dell’alterazione dell'integrità della membrana e nella capacità di rilevamento del cibo. Successivamente, dall’apparato boccale l’alterazione va ad interessare il lume intestinale per l’interazione nell'intestino medio delle proteine glicosilate come la fosfatasi alcalina (ALP), amminopeptidasi-N (APN), le caderine, in particolare quelle epiteliali (come le caderine E, dette anche uvomoruline), le policaline, le saccarasi, le simbionine. Queste proteine svolgono un ruolo critico nel ciclo vitale dell’insetto, direttamente o indirettamente. Le lectine interferiscono con l'attività di queste proteine e provocano gravi disturbi fisiologici che portano gli insetti stessi alla morte. Le lectine ulteriormente trasportate attraverso l'intestino dell'insetto, sono accumulate in varie parti del corpo (come emolinfa e ovaie) dove interagiscono con le proteine intracellulari come simbionina e citocromo P450. Il binding con il citocromo P450 (che interferisce con la sintesi dell’ecdisone, l’ormone della muta degli insetti) potrebbe interferire sullo sviluppo di questi artropodi e provocare ritardo nella crescita e morte prematura.

Usi dell'aglio
L'aglio é una pianta dotata di numerose attività medicamentose, la più interessante delle quali è quella antiaggregante piastrinica.
L'allicina e altre sostanze presenti nell’Aglio si sono dimostrate capaci di ridurre fortemente l'aggregazione piastrinica, cioè la capacità delle piastrine di raggrupparsi tra loro e di formare dei coaguli.
Questa azione è importante perché la riduzione dell’aggregazione piastrinica riduce il rischio del verificarsi di fenomeni trombotici nei vasi sanguigni che possono avere conseguenze molto gravi.
Questa pianta ha la capacità di ridurre il colesterolo. Se la colesterolemia non supera i 200 mg/dl non si nota alcun effetto, mentre se i livelli di colesterolo nel sangue superano i 250 mg./dl. si notano riduzioni significative.
Gli studi effettuati dimostrano che l’estratto secco possiede l’azione migliore sul colesterolo, mentre la polvere di aglio e il macerato oleoso di aglio sono assai poco attivi nel ridurre il colesterolo.
Uno studio recente fatto su pazienti anziani ha dimostrato che l'ingestione di estratto secco di aglio titolato in allicina alla dose di 300 mg al giorno per 2 anni ha avuto effetti benefici sull'elasticità dell'aorta, proteggendo il vaso dall’evoluzione della malattia aterosclerotica.
Il fatto che l’aglio sia dotato di azione antiaggregante piastrinica e sia capace di abbassare il colesterolo ne fa un buon rimedio per aiutare a prevenire l’aterosclerosi, soprattutto in soggetti a rischio per questa malattia come obesi, diabetici, ipertesi, persone con colesterolo alto.
Uno degli effetti per cui l'aglio è più conosciuto è quello di abbassare la pressione arteriosa. Quest'azione è legata alla capacità dell'aglio di causare vasodilatazione, in particolare nei piccoli vasi sanguigni del distretto cutaneo.
Negli studi sinora effettuati si è notato un calo della pressione arteriosa sistolica (massima) da 176 mm/Hg (valore medio globale) a 154 mm/Hg (valore medio globale) dopo 3 mesi con 600 mg. al giorno di estratto secco di aglio, e della pressione arteriosa diastolica (minima) da 99 mm/Hg (valore medio globale) a 85 mm/Hg (valore medio globale) nelle stesse condizioni sperimentali.
L'Aglio è usato tradizionalmente per la sua azione antibatterica, rivolta contro molti germi capaci di infettare le prime vie respiratorie, che può essere sia batteriostatica, cioè capace di arrestare la crescita e la riproduzione dei batteri, sia battericida, cioè capace di distruggere i germi con cui viene a contatto.
Questa pianta è anche dotata di attività antifungina, soprattutto sui funghi che infettano lo strato superficiale della cute, ed antielmintica.
Interessante è anche l'attività antivirale dell'aglio.
L’aglio possiede proprietà antiossidanti ad opera di molti composti, come i vari solfuri, il selenio e le vitamine dei gruppi B e C. Recenti studi indicano che questa pianta può essere attiva contro le verruche per applicazione diretta su di esse di aglio fresco pestato, anche se ciò provoca spesso reazioni allergiche locali anche rilevanti.

Avversità dell’aglio


Patologia dell’aglio

MALATTIE FUNGINE


Ruggine:

Agenti causali: Puccinia allii Castagne; Puccinia spp.

- Inquadramento sistematico di Puccinia allii
Dominio: Eukaryota, Whittaker & Margulis,1978
Regno: Fungi, T.l. Jahn & F.F. Jahn, 1949 ex R.T. Moore, 1980 - Fungi
Sottoregno: Dikarya, D.S. Hibbett et al., in D.S. Hibbett et al., 2007
Phylum: Basidiomycota, H.C. Bold, 1957 ex R.T. Moore, 1980 – Basidiomycetes
Subphylum: Pucciniomycotina, R. Bauer et al., 2006
Classe: Urediniomycetes, R. Bauer et al., 2006
Ordine: Uredinales, Clem. & Shear, 1931
Famiglia: Pucciniaceae
Genere: Puccinia
Nome specifico: allii Castagne
Nome scientifico: - Puccinia allii Castagne

- Prevenzione e cura

Interventi agronomici:
• distruzione del materiale infetto;
• lunghe rotazioni;

Interventi chimici:
• si effettuano 2-3 interventi preventivi, in funzione dell’andamento climatico, con prodotti rameici o con azoxystrobin.


Peronospora:

Agente causale: Peronospora destructor (Berk.) Casp. ex Berk.

- Inquadramento sistematico di Peronospora destructor
Dominio: Eukaryota, Whittaker & Margulis,1978
Regno: Protista Haeckel o Protoctista, Haeckel
clade: Chromalveolata, Thomas Cavalier-Smith, 1986
clade: Heterokonta
Subphylum:
Classe: Oomycota, R. Bauer et al., 2006
Ordine: Peronosporales, Clem. & Shear, 1931
Famiglia: Peronosporaceae
Genere: Peronospora
Nome specifico: destructor (Berk.) Casp. ex Berk.
Nome scientifico: - Peronospora destructor (Berk.) Casp. ex Berk., 1860
Sinonimi: Peronospora destructor (Berk.) Casp. ex Berk., Botrytis destructor Berk., 1841, Peronospora schleideni Unger, 1847

- Sintomatologia ed identificazione
La peronospora della cipolla si manifesta sulla parte epigea della pianta, colpendo foglie e scapi fiorali. In genere i sintomi iniziano a manifestarsi sulle foglie più vecchie, sulle quali compaiono macchie allungate, longitudinali, di dimensioni variabili e, se osservate di primo mattino, di colore violetto per la presenza degli sporangi formatisi di notte. Nel corso della giornata, gli sporangi vengono liberati e dispersi nell’aria, ma sulle foglie rimane una patina grigio – biancastra costituita dagli sporangiofori. In condizioni ambientali idonee nuovi sporangi vengono prodotti e il ciclo si ripete. Successivamente, le foglie colpite ingialliscono, disseccano all’apice e tendono a piegarsi verso terra andando incontro a marcescenza. Se si instaurano condizioni siccitose la malattia rallenta e la pianta può emettere nuove foglie ed apparentemente riprendersi; ma non appena le condizioni tornano ideali, il fungo riprende la sua attività. Sui tessuti colpiti si possono osservare colonizzazioni da parte di patogeni secondari, in particolare Alternaria spp. e Stemphylium botryosum. Le infezioni possono aversi anche sui peduncoli fiorali con successiva morte dell'infiorescenza.
Le piante infette deperiscono; la riduzione dell’apparato fotosintetizzante, che può essere completamente distrutto in 4-5 settimane, si ripercuote sui bulbi che rimangono piccoli e di scarsa qualità, mentre la produzione di seme diminuisce per la morte delle infiorescenze. Gravi attacchi possono portare a perdite di produzione del 60 –75%; nel caso delle cipolle da insalata si sono registrate perdite anche del 100% dei bulbi.
Peronospora destructor è un parassita obbligato, caratterizzato da micelio non settato. Produce due tipi di spore: oospore di origine sessuale e sporangi di origine agamica prodotti in sporangiofori che emergono dagli stomi delle piante infette. Gli sporangiofori hanno rami primari e rami secondari e sterigmi ricurvi. Gli sporangi, sub-ialini e piriformi, sono caratterizzati da parete sottile, con una papilla all’estremità distale e misurano 18-30 x 40-70μm. Le oospore, con parete ispessita e di forma sferica hanno un diametro di 40 –45μm.

- Biologia ed epidemiologia
Il patogeno può sopravvivere come micelio nei bulbi (che costituiscono la fonte di inoculo più importante), nei semi, sui residui colturali e su specie spontanee del genere Allium spp; come oospora può conservarsi nel terreno per 5 anni.
La formazione degli sporangi avviene di notte, prevalentemente tra le 2 e le 6 con umidità relativa superiore al 95% e temperature comprese tra 4 e 24 °C (ottimali 12-13 °C). Gli sporangi, prodotti sulle foglie lesionate, verranno però rilasciati solo al mattino con un picco tra le 7 e le 9, quando le foglie iniziano ad asciugare e l’umidità relativa si riduce. Le ore più sfavorevoli al rilascio sono quelle notturne, in cui l’aria è satura di umidità.
La germinazione e la penetrazione fogliare degli sporangi è ottimale a temperature comprese tra 10 e 13 °C, (ma può comunque avvenire a temperature comprese tra 6 e 27 °C), umidità relativa elevata e bagnatura fogliare (almeno 3-6 ore), in quanto gli sporangi possono germinare soltanto in un velo d’acqua. In condizioni ambientali adatte, il fungo emette un tubulo germinativo che penetra attraverso gli stomi e si espande negli spazi intercellulari assorbendo il contenuto citoplasmatico delle cellule vegetali. Il ciclo infettivo del patogeno è caratterizzato da un periodo di latenza relativamente lungo (9-16 giorni) seguito da un breve periodo (1-2 giorni) in cui si ha la sporulazione. Durante la fase di latenza non ci sono sintomi visibili che possano permettere l’identificazione della presenza del patogeno. In condizioni ottimali si possono avere 3-4 cicli infettivi nell’arco di 45 giorni.

- Prevenzione e cura

Interventi agronomici:
Come per la maggior parte delle avversità dei vegetali la prevenzione e le tecniche agronomiche di difesa giocano un ruolo fondamentale per limitare la gravità della malattia. Nel caso di Peronospora destructor è consigliabile: Interventi chimici:
Gli interventi chimici vengono eseguiti nei periodi più favorevoli per lo sviluppo della malattia (piogge ripetute e umidità relativa elevata), mediante irrorazioni ripetute ogni 7-14 giorni in relazione alla persistenza del prodotto e all'andamento climatico. I principi attivi impiegabili contro questa avversità sono: È opportuno tener presente che la forma e la presenza di sostanze cerose sulle foglie delle liliacee rendono difficoltosa l'applicazione di fungicidi che tendono a scivolare via prima di aver esplicato un'azione efficace. È quindi necessario prestare attenzione alla formulazione del fitofarmaco ed in particolare alla presenza di adesivanti e bagnanti. Per evitare l'insorgere di fenomeni di resistenza è inoltre raccomandabile alternare i principi attivi impiegati.

Modelli previsionali:
L’applicazioni di fungicidi per la lotta verso Peronospora destructor viene spesso effettuata in via preventiva, con maggiori rischi di impatto ambientale, di sviluppo di resistenze da parte del patogeno e maggiori costi per il produttore. Sono quindi stati sviluppati modelli previsionali informatici volti a stabilire il momento ottimale per l’avvio di un’infezione e quindi per l’applicazione del fungicida. Tali modelli si basano sulle condizioni ambientali di temperatura e umidità relativa idonee per lo sviluppo della malattia. Il primo modello di forecasting per la peronospora della cipolla è stato DOWNCAST, basato sulle condizioni necessarie per la sporulazione e l’infezione e sviluppato in Canada. Tale modello, applicato in Nuova Zelanda, permise di ridurre l’applicazione di fungicidi del 40%.
Successivamente in Italia è stato sviluppato il modello ONIMIL, mentre il modello DOWNCAST ha subito alcune modifiche da parte di altri ricercatori. Nonostante le migliorie apportate, studi condotti in Inghilterra e in Germania rilevarono che il modello non si adattava bene alle condizioni climatiche di quelle zone, perciò in Inghilterra fu sviluppato il modello MILIONCAST. Nonostante le ulteriori innovazioni però, non sempre l’utilizzo di questi modelli consente ancora un grado ottimale di previsione dell’infezione.


Marciume dei bulbi:

Agenti causali: Fusarium spp. Link, 1809; Helmintosporium spp., Link ex Fries, 1821; Sclerotium cepivorum, Berk (Coley & Smith, 1987); Penicillium spp., Link, 1809.

- Sintomatologia ed identificazione
Infezioni di Penicillum in campo si verificano nella prima fase vegetativa o nella fase della raccolta e causano un marciume verde dei bulbi. Il fungo penetra attraverso ferite causate durante la semina o la raccolta. Questi funghi possono manifestarsi anche nella fase di conservazione in magazzino, in condizioni di elevata umidità e temperatura.
Sclerotium cepivorum produce una muffetta biancastra sui bulbi e sulle radici. Causa ingiallimenti delle foglie nelle infezioni precoci, mentre gli attacchi tardivi spesso si evidenziano in magazzino durante la conservazione e causano marciumi del bulbo. Il patogeno è favorito da temperature di 17-20 °C e bassa umidità del terreno dove vive per molti anni e viene trasmesso con l'impiego di bulbi ammalati. La difesa è basata su interventi agronomici come ampie rotazioni colturali. La lotta chimica consiste nella concia dei bulbetti alla semina così come indicato per il Marciume verde.

- Prevenzione e cura

Interventi agronomici:
Interventi chimici:
Si realizzano con la disinfezione dei bulbilli, effettuata con i seguenti prodotti, che vanno usai solo per questo scopo:
BATTERIOSI
Ci sono numerose malattie batteriche segnalate sull'aglio. Essi sono di importanza limitata, anche se a volte, in determinate condizioni ambientali, possono causare seri danni
Le batteriosi possono essere semplicemente classificate come segue: Inquadramento tassonomico dei generi di batteri, agenti causali delle malattie batteriche dell’aglio sopra indicate
Natura: Natura, C. Linnaeus, 1758
Mondo fisico: Mundus, Plinius
Corpi naturali: Naturalia
Superdominio: Biota
Dominio: Prokaryota
Regno: Bacteria
Phylum: Proteobacteria
Classe: Gamma Proteobacteria
Ordine: Enterobacteriales
Famiglia: Enterobacteriaceae
Genere: Pantoea Gavini et al. 1989
Genere: Erwinia Winslow et al. 1920
Genere: Dickeya Samson et al. 2005
Genere: Enterobacter Hormaeche & Edwards 1960

Natura: Natura, C. Linnaeus, 1758
Mondo fisico: Mundus, Plinius
Corpi naturali: Naturalia
Superdominio: Biota
Dominio: Prokaryota
Regno: Bacteria
Phylum: Proteobacteria
Classe: Gamma Proteobacteria
Ordine: Pseudomonadales
Famiglia: Pseudomonadaceae
Genere: Pseudomonas Migula 1894

Natura: Natura, C. Linnaeus, 1758
Mondo fisico: Mundus, Plinius
Corpi naturali: Naturalia
Superdominio: Biota
Dominio: Prokaryota
Regno: Bacteria
Phylum: Proteobacteria
Classe: Gamma Proteobacteria
Ordine: Xanthomonadales
Famiglia: Xanthomonadaceae
Genere: Xanthomonas Dowson 1939

Natura: Natura, C. Linnaeus, 1758
Mondo fisico: Mundus, Plinius
Corpi naturali: Naturalia
Superdominio: Biota
Dominio: Prokaryota
Regno: Bacteria
Phylum: Proteobacteria
Classe: Beta Proteobacteria
Ordine: Rhizobiales
Famiglia: Rhizobiaceae
Genere: Burkholderia Yabuuchi et al. 1993 emend. Gillis et al. 1995

In sintesi, qualora possano esserci reali possibilità di insorgenza di batteriosi queste si controllano principalmente mediante interventi di lotta agronomica che sono di seguito riportati:

MALATTIE VIRALI

  • Virus della maculatura gialla dell'iris (IYSV - Iris yellow spot tospovirus)
  • :


  • Virus della striatura gialla del porro (LYSV - Leek yellow stripe potyvirus)
  • :

    Leek yellow stripe virus (LYSV) è un Potyvirus appartenente al gruppo degli Alexivirus che è stato descritto in Giappone nel 1998, in Brasile nel 1999, in Grecia nel 2001, in Argentina nel 2002 , in Italia nel 2003.
    I sintomi di questa virosi sono riconducibili a delle striature di un verde più o meno intenso, in grado di interessare tutta la lamina fogliare della pianta.
    LYSV si presenta sotto forma filamentosa, con una lunghezza approssimativa di 820 nm. Nei Paesi dell’Ovest Europa, le produzioni di aglio sono gravemente affette da questo virus, soprattutto nel periodo autunnale e invernale. E’ stato dimostrato che questo virus può causare una perdita della produzione del 15-50%, interessando direttamente i bulbi di aglio. La presenza di questo virus è stata riscontrata in molte Alliacea, con sintomi più o meno simili. In aglio i sintomi si manifestano con irregolari e leggere striature grigio scure che interessano principalmente le giovani foglie. Queste virano poi verso un colore giallo a partire dalla base della foglia, fino ad arrivare nella parte distale della lamina. Il virus non determina una significativa riduzione dell’altezza della pianta, ma riduce fortemente il diametro dello “stelo” e dei bulbi. La coinfezione con OYDV accentua fortemente la manifestazione dei sintomi rendendoli indistinguibili.
    In natura l’infezione da LYSV è limitata al genere Allium (porro, aglio, cipolla, ecc.) e ad alcune specie ornamentali dello stesso genere. Studi sperimentali hanno dimostrato come piante di Chenopodium amaranticolor, C. quinoa, C. murale e C. album hanno reagito ad inoculazioni artificiali, manifestando locali lesioni.
    L’infezione da LYSV su aglio è stata riportata per la prima volta nel 1987; e in seguito identificato in quasi tutti i Paesi dove l’aglio viene coltivato, manifestando, così, una diffusione su larga scala. Questo virus è trasmesso da afidi in maniera non persistente e tramite inoculazione meccanica. Il ritmo di infezione di questo virus sui bulbilli di aglio dipende dall’epoca di infezione. Non è stata ancora scoperta una trasmissione da seme, quindi le piante rappresentano l’unica sorgente di infezione.
    I test ISEM (Immunosorbent electron microscopy), sono particolarmente usati per determinare la presenza di LYSV e la possibile presenza di più virus in piante coinfettate da virus diversi. Il test ELISA è il test correntemente usato per determinare la presenza di questo virus su foglie e bulbilli. Dal punto di vista sierologico, questo virus è lontanamente imparentato con OYDV (Onion yellow dwarf virus), mentre presenta una certa relazione con altri due Potyvirus che infettano il genere Allium: Welsh onion yellow stripe virus e Shallot yellow stripe virus.
    Anche rep-PCR viene impiegata per scopi diagnostici. Le fasi sono riportate di seguito schematicamente: pre-denaturarazione a 95 °C per 1 minuto, seguita da 34 cicli di denaturazione a 95 °C per 10 secondi, annealing a 58 °C per 10 secondi, allungamento a 72 °C per 1 minuto ed una estensione finale per 5 minuti a 72 °C. Il prodotto finale della PCR (6 μl) viene analizzato in un gel di agarosio all’1,2% mediante elettroforesi e colorazione con bromuro di etidio.

  • Virus latente comune dell'aglio (GCLV - Garlic common latent carlavirus)
  • :

    Garlic common latent carlavirus (GCLV) è un Carlavirus che si presenta, come il precedente, in forma filamentosa, con una lunghezza di circa 650 nm. Fu descritto in modo abbastanza completo nel 1981. Singole infezioni di questo virus solitamente non causano problemi, mentre può causare serie perdite di produzione se in combinazione con altri virus.
    Questo virus è presente in molte coltivazioni di aglio in quasi tutti i paesi Europei ed è diffuso in molte altre aree del mondo (Sud America, Centro America, India, Cina).
    La malattia causata da questo Carlavirus si manifesta con sintomi molto leggeri o quasi assenti in singole infezioni su aglio e porro, mentre i sintomi causati da Potyvirus risultano aggravati e più evidenti in presenza di altri virus come GCLV. In natura il GCLV ha molti ospiti appartenenti alla famiglia delle Alliaceae e principalmente in aglio. Recenti studi hanno evidenziato la presenza di GCLV in più di 50 tipi di aglio appartenenti ad una collezione di germoplasma. Da prove sperimentali fatte, questo virus è stato trovato su diverse piante ospiti quali Celosia argentea, Nicotiana occidentalis, Chenopodium quinoa, Chenopodium amaranticolor, su altre specie di Chenopodium e su molte altre Alliaceae.
    Il GCLV ha una distribuzione cosmopolita. E’ stato ben individuato in molti dei Paesi che coltivano l’aglio, mentre non è stato individuato in Paesi come Giappone, Taiwan e in Tailandia, dove l’aglio non è una coltura tradizionale. In questi Paesi il GCLV si può trovare su materiale importato, che verrà venduto direttamente ai consumatori, o impiegato nel processo di valutazione del germoplasma. Questo virus è trasmesso con una certa difficoltà mediante l’inoculazione meccanica, anche se è sospetta una trasmissione da afidi. Ad oggi non è stata ancora riscontrata una trasmissione da seme, mentre il principale modo di trasmissione di questo virus in aglio è rappresentato dalla propagazione vegetativa.
    I metodi sierologici permettono di determinare con estrema facilità e rapidità la presenza di questo virus, rispetto alle indagini di microscopia. Diversi studi hanno confermato la presenza di uno stretto rapporto tra GCLV e CLV (Carnation latent virus).

  • Virus del nanismo giallo della cipolla (OYDV - Onion yellow dwarf virus)
  • :

    Come gli altri virus, OYDV si presenta sotto forma filamentosa, con una lunghezza approssimativamente di 775 nm. L’OYDV può essere molto nocivo e le colture più suscettibili ad attacchi sono la cipolla e scalogno, specialmente dove non vengono attuate le procedure sanitarie. Diversi studi hanno determinato l’incidenza di questo virus in molti Paesi del mondo, dove sulla cipolla l’incidenza può salire fino ad un 50%.
    La crescita stentata è il principale sintomo, le foglie si presentano inizialmente con irregolari striature gialle che con il passare del tempo interessano tutta la foglia, la quale perde turgore e si ricurva verso il basso, manifestando anche appiattimenti e contrazioni lungo l’intera lamina. Spesso i sintomi si manifestano anche su prodotti immagazzinati, promuovendo una precoce germogliazione dei bulbi. In aglio, le irregolari striature gialle possono essere più o meno tenui, fino ad arrivare ad un giallo molto vivace, questo dipende dalla presenza di un singolo virus o se c’è coinfezione con altri virus, con un conseguente aggravamento dei sintomi. Oltre alle striature gialle sulle foglie, il virus promuove l’arresto della crescita della pianta, con conseguente riduzione delle dimensioni del bulbo.
    Questo virus in natura colpisce solo le specie appartenenti al genere Allium, tranne che il porro, il quale sembra apparentemente non essere affetto da questo virus. Da prove sperimentali sono emerse singole infezioni su piante di Chenopodium murale. La distribuzione di questo virus risulta essere cosmopolita, causando danni più o meno pesanti in base alle diverse aree geografiche mondiali.
    L’OYDV è trasmesso, in maniera non persistente, da oltre 50 specie di afidi e attraverso una inoculazione meccanica, mentre non è stata riportata alcuna trasmissione da seme. Le principali vie di diffusione di questo virus sono, dunque, da imputare alla trasmissione dovuta a vettori e attraverso la propagazione vegetativa di ospiti infetti. L’ISEM test (Immuno Staining Electro Microscopy) e l’ELISA test, sono i due più usati e accreditati test per una precisa e rapida identificazione di questo virus.

  • Virus del nanismo dell'aglio (GDV - Garlic dwarf fijivirus)
  • :

    Garlic dwarf virus (GDV), il solo Fijivirus che infetta le specie del genere Allium, fu riscontrato unicamente nel sud-est della Francia, dove, fin dal 1966, dette luogo ad un’epidemia abbastanza grave. L’aglio è l’unico ospite di questo virus che causa un complesso di sintomi descritto come sindrome del nanismo dell’aglio. Le piante ammalate sono gravemente nanizzate e le foglie risultano notevolmente ispessite. La maggior parte delle foglie sono di colore verde scuro ed alcune di loro mostrano venature pronunciate ed enazioni. Le piante rassomigliano a tulipani così le foglie appaiono inserite allo stesso punto (rosetta) ed il disco non si osserva sulle piante ammalate. Le giovani foglie spesso hanno punte viola. Nella stagione avanzata, piante con apparentemente foglie normali a volte sviluppano internodi accorciati, di aspetto sottile e bulbi piriformi contengono pochi bulbilli.
    GDV appartiene al genere Fijivirus della famiglia Reoviridae, con particelle viali iso-diametriche di 65-70 nm. Finora nessun vettore è stato trovato. Il virus non è trasmesso meccanicamente o da afidi. Tuttavia, la diffusione in campo e la sua bassa incidenza non permette di considerare l’ipotesi di un insetto vettore abbastanza efficiente e tale da arrecare un danno apprezzabile del virus.
    DAS-ELISA e ISEM-D sono stati impiegati con successo riscontrare la presenza di GDV nelle piante di aglio.

  • Virus latente dello scalogno (SLV - Shallot latent virus)
  • :

    Infine, vengono di seguito indicati alcuni virus dell'aglio appartenenti al genere Allexivirus (un complesso virale trasmesso da acari) della famiglia Flexiviridae, causa di importanti deperimenti della liliacea.

  • Virus filamentoso degli acari dell'aglio (GarMbFV - Garlic mite-borne filamentous virus)
  • :


  • Virus A dell'aglio (GarV-A - Garlic virus A)
  • :


  • Virus B dell'aglio (GarV-B - Garlic virus B)
  • :


  • Virus C dell'aglio (GarV-C - Garlic virus C)
  • :


  • Virus D dell'aglio (GarV-D - Garlic virus D)
  • :


  • Virus E dell'aglio (GarV-E - Garlic virus E)
  • :


  • Virus X dell'aglio (GarV-X - Garlic virus X)
  • :


  • Virus X dello scalogno (ShVX - Shallot virus X )
  • :


    Risanamento dell’aglio mediante micropropagazione e verifica diagnostica mediante RT-PCR
    E’ noto che le virosi possono causare notevoli cali produttivi alle specie vegetali da esse colpite. Nelle piante propagate vegetativamente, come l’aglio, c’è, inoltre, il rischio di accumulo, nel tempo, di specie virali diverse che possono indurre la comparsa di seri quadri sintomatologici di tipo degenerativo ed avere, come esito, un notevole calo produttivo fino alla morte delle piante.
    Per le piante propagate per via vegetativa e facenti parte di collezioni di germoplasma, il problema assume aspetti ancora più significativi per il rischio di perdita, in fase di conservazione, di materiale genetico importante. Tra le specie propagate esclusivamente per via vegetativa, l’aglio è sicuramente una fra le più afflitte dalle infezioni virali. Dei molti virus segnalati per questa specie orticola, quelli più diffusi e causa di maggiori danni sono i Potyvirus del nanismo giallo della cipolla (Onion yellow dwarf virus , OYDV), latente dello scalogno (Shallot latent virus, SLV), della striatura gialla del porro ((Leek yellow stripe virus, LYSV), latente comune dell’aglio ((Garlic common latent virus, GCLV) ed i virus facenti parte del nuovo genere Allexvirus che comprende il virus X dello scalogno ((Shallot virus X, ShVX), i virus A, B, C e D dell’aglio (Garlic virus A, B, C e D, GarV-A, GarV-B, GarV-C e GarV-D) ed il virus X dell’aglio (Garlic virus X, GarV-X).
    La produzione di germoplasma di aglio virus-esente prevede la moltiplicazione del materiale vegetativo di partenza mediante la coltura degli apici meristematici, accompagnata o meno dalla termoterapia e dall’uso di mezzi colturali addizionati di sostanze antivirali come le ribavirina. La suddetta tecnica non consente, tuttavia, di ottenere sempre piantine sicuramente sane. Per verificare l’effettiva assenza di infezioni virali nelle piante ottenute dai meristemi sono, quindi, indispensabili i saggi diagnostici. L’ELISA (Enzyme-linked immunosorbent assay) o saggio immuno-enzimatico è la tecnica comunemente utilizzata quando si devono saggiare un gran numero di campioni. Tuttavia, gli antisieri policlonali non sempre sono in grado d’individuare tutti gli isolati di uno stesso virus e ciò potrebbe dare luogo a falsi negativi. Recentemente sono state sviluppate tecniche diagnostiche, basate sulla reazione a catena della polimerasi (PCR) e sono stati prodotti primers disegnati su sequenze di acido nucleico altamente conservate, utili a riconoscere i più importanti virus che possono infettare l’aglio. La tecnica più comunemente adoperata è la reverse transcriptase polymerase chain reaction (acronimo RT-PCR), che diventa più sensibile e specifica se preceduta dall’immunocattura (immunocapture-IC) delle particelle del virus da evidenziare.
    Tali tecniche sembrano essere da 10 a 100 volte più sensibili dell’ELISA e possono essere utili per saggiare piantine ottenute da meristemi apicali, in quanto permettono d’individuare un certo virus in campioni di tessuto molto piccoli e con percentuali d’infezione molto basse. L’ELISA è ancora utile quando si voglia diagnosticare infezioni virali eventualmente presenti nelle piante inizialmente selezionate in pieno campo.
    Da quanto detto, la necessità di provvedere alla costituzione di una core collection dell’alliacea. Le accessioni appartenenti a questa collezione, devono essere sottoposte alla micropropagazione per tentare di liberarle dalle possibili infezioni virali. Le piantine micropropagate sono sottoposte, poi, a saggio per verificarne l’avvenuto risanamento. Le accessioni di aglio sono saggiate mediante ELISA nella versione DAS-ELISA (double antibody sandwich) utilizzando kit commerciali preparati per i virus menzionati e causa della degenerazione dell’aglio.
    I risultati ottenuti hanno evidenziato che quasi tutte le accessioni sono infette da uno o più virus in elevate percentuali. Le stesse accessioni sono saggiate mediante RT-PCR, utilizzando la coppia di primers LYSV 1/LYSV 2 capace di amplificare una porzione di 304 pb del C-DNA di LSYV, che conferma le risultanze dei saggi effettuati con la DAS-ELISA.
    Le piantine ottenute da meristema sono saggiate sia in ELISA sia con la RT-PCR. Nelle prove di PCR, oltre ai suddetti primers, specifici per LYSV, vengono utilizzate le coppie OYDVVKBF/OYDVVKBR che amplificano un frammento di 1,1 Kb del C-DNA di OYDV e ALLEX 1/ALLEX 2 che amplificano un frammento di 183-192 pb del C-DNA degli allexivirus. I risultati ottenuti sono comparati per verificare la sensibilità dei due metodi.
    In sintesi, si può così schematizzare il protocollo applicato: Fase di micropropagazione
    La micropropagazione ha inizio con: Saggi DAS-ELISA
    I saggi DAS-ELISA vengono relizzati secondo le seguenti fasi: I campioni saggiati sono considerati infetti quando i valori di assorbanza sono superiori di almeno due volte la media dei controlli sani.

    Polymerase Chain Reaction (PCR)
    Estrazione degli acidi nucleici
    L’estrazione degli acidi nucleici per l’identificazione dei campioni di aglio risultati negativi all’indagine sierologica, ha previsto l’applicazione del seguente protocollo: Il campione così ottenuto e conservato a >— 20 °C viene utilizzato come template per la retrotrascrizione di TNA virale mediante la tecnica RT-PCR. Per la retrotrascrizione sono usati due tipi di primers diversi: Reazione di retrotrascrizione per ottenere c-DNA
    Questa reazione è resa possibile partendo da 2 μg di RNA ed attenendosi alla seguente procedura: La retrotrascrizione è così stata effettuata. Ovviamente, in ogni reazione di retrotrascrizione sono impiegate, come controllo, anche miscele prive di acido nucleico, sostituito da acqua distillata.
    Le successive reazione di PCR comportano l’impiego di primers specifici. In particolare, si impiegano i seguenti primers per l’identificazione dei virus appartenenti: Il mix di reazione utilizzato contiene: Si effettuano due cicli di PCR diversi, a seconda dei primers che si utilizzano: per IGP295/296 si effettua quello indicato per i virus del genere Allexivirus; per tutti gli altri primers, si procede facendo seguire i segunti steps: Gli ampliconi ottenuti in seguito alla reazione di PCR si visualizzano: La visualizzazione della reazione, in entrambi i geni, è eseguita con colorazione con bromuro di etidio all’1% in acqua e con osservazione e foto, mediante fotocamera digitale, del DNA reso fluorescente agli UV del trans illuminatore, ad una lunghezza d’onda di 312 nm.
    L’analisi del DNA amplificato viene completata mediante sua digestione con enzimi di restrizione.
    Miscele di 20 mL contenenti circa 2 μg di DNA amplificato, un enzima di restrizione nel suo tampone ed acqua, vengono lasciate in incubazione a 37 °C o a 65 °C (a seconda dell’enzima), per almeno 16 ore in bagnomaria, secondo il seguente schema:

    Virus Primers Enzimi di restrizione
    OYDV
    LYSV
    GCLV
    G1
    G2
    G3
    Taq1, Tru1, Tps1
    Taq1, Hinf1, Mse1, Rsa1
    Tps5091, Ddef1, Hpa11, Tai1

    Per evidenziare le bande derivate dalla digestione enzimatica si attua l’elettroforesi verticale in gel di poliaclammide al 5% in tampone TBE. La colorazione in bromuro di etidio e la fotografia al transilluminatore (come indicato per i gel di agarosio)permettono di osservare i risultati e di compararli fra loro.
    E’ importante effettuare il sequenziamento di alcuni campioni, scelti fra quelli con polimorfismi all’analisi RFLP, mediante la chimica del “Big Dye Terminator”, risultati infetti da OYDV e GCLV.

    Ambientamento delle pianti micopropagare e risanate
    Le piante di aglio con bulbo ingrossato provenienti da linee sicuramente sane, come riscontrato con i risultati sierologici e bio-molecolari, sono ambientate in serra impervie ad insetti vettori di virus su terricciato drenante, per essere trapiantate all’aperto per la fase di indurimento. Tutte le piantine ambientate vengono poi trapiantate, in novembre, in singoli vasetti, nuovi e con terricciato torboso drenato con pomice.
    La raccolta effettuata in estate ha dato ottimi risultati con indici di moltiplicazione media di 6-7 bulbi per pianta. Su alcune piante non è stata rimossa l’infiorescenza allo scopo di ottenere bulbilli aerei da usare per ulteriori prove. I bulbi di prima moltiplicazione, così ottenuti sono stati trapiantati in pieno campo, in siti isolati da altre colture, per l’ottenimento di bulbi da destinare alla commercializzazione del “seme”. In queste coltivazioni bisogna proseguire per ulteriori accertamenti diagnostici volti a verificare il mantenimento della sanità della semente.

    Conclusioni
    Le tecniche diagnostiche e di micropropagazione consentono di ottenere risultati soddisfacenti nel risanamento di questa specie orticola a moltiplicazione per via vegetativa. Ciò deve spingere a continuare in questo lavoro di ricerca biologica-molecolare attraverso il miglioramento sanitario, produttivo e di qualità per scongiurare il declino di importanti varietà ed ecotipi locali e di grande importanza per il territorio.

    FITOFAGI
    Nematodi (Ditylenchus dipsaci)
    Interventi agronomici:

    Mosca della cipolla e dell’aglio
    Nome scientifico: Delia antiqua Meigen, 1826

    - Inquadramento sistematico di Delia antiqua
    Regno: Animalia
    Phylum: Arthropoda
    Classe: Insecta
    Ordine: Diptera
    Famiglia: Anthomyiidae
    Genere: Delia
    Specie: Delia antiqua

    Il danno è provocato dal dittero antomide Delia antiqua il cui adulto (circa 6-7 mm di lunghezza) ha il corpo di colore grigio-nerastro. La larva, apoda e giallognola, presenta il corpo che si restringe verso l’estremità cefalica. La Mosca della cipolla infesta i bulbi distruggendone i tessuti di cui si nutre; inoltre i bulbi infestati vengono invasi da batteri che ne determinano la decomposizione.
    La Delia antiqua sverna come pupa, nel terreno. All’inizio della primavera sfarfallano gli adulti; le femmine, dopo l’accoppiamento, depongono le uova sui bulbi ed alla base delle piante. Da queste uova, dopo circa una settimana, fuoriescono le larve che penetrano all’interno del bulbo, dove rimangono fino al raggiungimento della maturità; questa viene raggiunta in un arco di tempo che varia da 3 a 6 settimane, a seconda delle temperature ambientali. Raggiunta la maturità le larve abbandonano il bulbo, per andare ad impuparsi nel terreno. Nell’arco dell’anno si possono compiere anche 3-4 generazioni, per cui l’insetto, nei climi più miti, può rimanere in campo anche nell’autunno inoltrato. Inoltre, i bulbi una volta infestati vengono attaccati da batteri che determinano la morte della pianta.
    La lotta contro la Mosca della cipolla e di tipo agronomico e di tipo chimico. La lotta agronomica consiste essenzialmente nell’attuazione di semine posticipate, per evitare i danni della 1a generazione che è la più pericolosa. La lotta chimica può essere di tipo preventivo e consiste nella disinfezione del terreno, specialmente nelle zone dove la presenza del fitofago è costante. Inoltre, si può attuare una lotta chimica anche con colture in atto; in questo caso si interviene o sugli adulti in fase di sfarfallamento o sugli stadi giovanili originati.

    Mosca (Suillia univitata)
    Interventi specifici:- catture con attrattivi alimentari degli adulti svernanti.

    Verme rosso
    Nome scientifico: Dyspessa ulula Borkhausen, 1790

    - Inquadramento sistematico di Dyspessa ulula
    Regno: Animalia
    Phylum: Arthropoda
    Classe: Insecta
    Ordine: Lepidoptera
    Famiglia: Cossidae
    Genere: Dyspessa
    Specie: Dyspessa ulula

    E’ un lepidottero della famiglia dei Cossidae, le cui larve attaccano i bulbi in campo attraverso una galleria che riempiono di escrementi durante la fase di maturazione e quando l'infestazione è più grave svuotano buona parte dei bulbi. L’attività delle larve continua in magazzino passando da un bulbo all’altro, riuscendo a causare notevoli danni. Gli adulti sfarfallano dalla metà di giugno a metà luglio, si accoppiano e depongono le uova alla base delle piante. Le larve penetrano nei bulbi praticando un foro nelle tuniche e scavando una galleria completano lo sviluppo dopo circa 40 giorni, si incrisalidano nelle anfrattuosita dei magazzini o nel terreno per poi sfarfallare in primavera.
    La difesa è basata su misure agronomiche consistenti nella distruzione dei bulbi infestati al momento della raccolta e immagazzinando separatamente la produzione sospetta o lievemente infestata.
    Dei buoni risultati sono stati ottenuti con Spinosad, intervenendo, al massimo, una volta all’anno, oppure con Etofenprox al massimo 1 intervento all'anno che è efficace anche contro la mosca.

    Norme comunitarie per la definizione della qualità per l’aglio (regolamento CEE n. 2288/97)

    Top

    Ritorna a Presentazione

    Ritorna alla Home page



    Questa pagina è stata visitata volte

    © Fiume Francesco 2005