Bietola


Sistematica della specie Beta vulgaris L. sec. il sistema Cronquist

Superdominium/Superdominio: Biota
Dominium/Dominio o SuperRegnum/SuperRegno: Eucariotae Whittaker & Margulis, 1978
Regnum/Regno: Plantae Haeckel, 1866
Subregnum/Sottoregno: Viridaeplantae Cavalier-Smith, 1998 (Piante verdi)
Superdivisio/Superdivisione: Spermatophyta Gustav Hegi, 1906 (Piante con semi)
Divisio/Divisione o Phylum: Tracheophyta Sinnott, 1935 ex Cavalier-Smith, 1998 -
Subdivisio/Sottodivisione: Magnoliophytina Frohne & U. Jensen ex Reveal, 1996
Classis/Classe: Rosopsida Batsch, 1788
Subclass/sottoclasse: Caryophyllidae Takht., 1967
SuperOrdo/Superordine: Caryophyllanae Takht., 1967
Ordo/Ordine: Caryophyllales Perleb, 1826
Familia/Famiglia: Chenopodiaceae Vent. 1799
Subtribus/Sottotribù: Betinae Kitt., 1843
Genus/Genere: Betae L. 1753
Species/Specie: Beta vulgaris L. 1753
Varietà: Beta vulgaris L. 1753 varietà vulgaris L. 1753
Beta vulgaris L. 1753 varietà conditiva Alef.


Sistematica della specie Beta vulgaris L. 1753 sec. il sistema APG
Regnum/Regno: Plantae (Plants/Piante)
Clade: Angiosperme
Clade: Eudicotiledoni
Clade: Nucleo delle Eudicotiledoni
Familia/Famiglia: Chenopodiaceae Vent. 1799
Subtribus/Sottotribù: Betinae Kitt., 1843
Genus/Genere: Betae L. 1753
Species/Specie: Beta vulgaris L. 1753
Varietà: Beta vulgaris L. 1753 varietà vulgaris L. 1753
Beta vulgaris L. 1753 varietà conditiva Alef.







Bietola da costa (Beta vulgaris L. var. vulgaris L.)

La varietà Beta vulgaris L. var. vulgaris L. possiede dei sinonimi:

La stessa varietà è nota in alcune aree del mondo ed in alcune lingue con dei nomi comuni che si riportano di seguito:
Importanza economica, origine e diffusione
La bietola da coste è un ortaggio da foglia presente sul mercato durante tutto l'anno ed apprezzato per il contenuto in sali minerali.
E’ stata registrata una coltivazione in serra di quasi 240 ha con una produzione di 10.200 t. Considerando anche le superfici di pien'aria si arriva a poco più di 4.000 ha con una produzione unitaria di 30 t/ha.
È una specie di origine Europea e Nord-Africana che ha raggiunto un’ampia diffusione anche in America ed Asia. In Italia la coltura è diffusa soprattutto nel Lazio, nella Liguria, nella Toscana e nella Puglia in ordine decrescente d’importanza, ma è presente in tutte le regioni. Esiste una tendenza alla diffusione nelle aree meridionali, ove è possibile ottenere produzioni invernali anche senza l’impiego di protezioni.

Caratteri botanici, biologia e fisiologia
La bietola da coste è una pianta erbacea a ciclo biennale. Al primo anno di crescita si forma una rosetta fogliare provvista di radice robusta e fittonante (figura 1). Al secondo anno si forma lo stelo fiorale.
Per l’alimentazione si utilizzano le foglie basali che presentano lembo ovale-allungato liscio o bolloso lungo da 20-30 cm fino ad oltre 50 ed una nervatura principale molto evidente; il picciolo è carnoso appiattito di colore bianco o rossastro di lunghezza variabile, detto costa (figura 2).
I fiori, piccoli sessili verdastri sono portati in glomeruli di 2-3 in spighe fogliacee (figura 3); lo stelo fiorale è ramificato fin dalla base a formare una grande pannocchia che entra in fioritura dal basso verso l’alto da giugno ad agosto. I singoli fiori sono composti da un perigonio a 5 lobi aderenti alla base dell’ovario uniloculare, provvisto di 3 brevi stigmi; sulla corona alla base dell’ovario sono inseriti 5 stami. La impollinazione è anemofila e la fecondazione incrociata frequente; una notevole proterandria impedisce l’autofecondazione di singoli fiori isolati ma non la fecondazione di fiori sulla stessa infiorescenza. Il frutto è un glomerulo grinzoso con 3-5 semi.

Figura 1 – Pianta di bietola da costa. Figura 2 – Foglie con la tipica costa carnosa. Figura 3 – Infiorescenza in spighe fogliacee.


Esigenze e adattamento ambientale
Trattasi di pianta a facile adattamento sia al clima sia al terreno. t considerata specie a basse esigenze termiche, infatti la temperatura minima di crescita (media mensile) è di 5 °C, quella ottimale è invece compresa tra 16 e 24 °C. Le basse temperature (5-10 °C) durante i primi stadi di crescita favoriscono la induzione a fiore e la prefioritura; questo fenomeno può verificarsi con le semine primaverili troppo anticipate. Il tempo impiegato per germinare è strettamente collegato con la temperatura: in germinatoio a 25-30 °C sono necessari 4-8 giorni, a 10 °C impiega invece 17-20 giorni; in piena terra con semine primaverili può impiegare da 6 a 15 giorni.
Alla semina si richiedono condizioni elevate e costanti di umidità in modo da assicurare nascite uniformi; infatti i germinelli hanno un debole potere perforante e condizioni temporanee di siccità arrestano l’emergenza. Per questi motivi è richiesto un terreno ben strutturato ed uniforme; anche se la bietola si adatta a diversi tipi di terreno, i migliori risultati si ottengono nei terreni profondi, freschi, con buona dotazione di sostanza organica e pH compreso tra 6,0 e 6,8.
È considerata specie tollerante alle elevate concentrazioni saline, analogamente ad altre chenopodiacee.
Il rapporto di asportazione degli elementi nutritivi risulta di 1 : 0,5 : 1 tra N, P2O5 e K2O, considerando asportazioni rispettivamente di 6; 3 e 6 kg/t di produzione.
Quando la bietola da coste viene inserita in una normale rotazione di pieno campo deve essere considerata una coltura sarchiata da rinnovo se effettuata in primavera oppure coltura intercalare se svolta in autunno.

Coltivazione
La coltura della bietola da coste si può iniziare mediante semina diretta oppure con trapianto. La semina diretta in campo si realizza in file distanti 30-50 cm diradando poi lungo la fila a 15-20 cm, in modo da raggiungere densità di 10-15 piante/m2. Nella coltura realizzata mediante trapianto si osserva un maggiore distanziamento lungo le file (20-30 cm). La quantità di seme necessaria risulta di 3-5 g/ m2 di semenzaio e 15-20 kg/ha in caso di semina diretta in campo. Si pratica anche la coltura su aiuole larghe 100-120 cm, similmente allo spinacio, con semina a spaglio ad elevata densità; si impiegano 5-10 g/m2 di seme in modo da avere piante con piccole foglie che vengono tagliate ripetutamente, impiegando cultivar da taglio a nervatura principale poco accentuata.
La preparazione del terreno è molto importante così come una buona concimazione di base che può essere costituita da 30-40 t/ha di letame ben decomposto, 80-120 kg/ha di P2O5,50-100 kg/ha di K2O. Durante la coltura si distribuisce l’azoto (100-150 kg/ha), frazionandolo in 3-4 applicazioni; nel caso di colture autunno-vernine di pien’aria è opportuno ricorrere all’impiego di NH4SO4 per evitare il rapido dilavamento dell’azoto.
La irrigazione è indispensabile durante tutto il ciclo vegetativo per assicurare un rapido e continuo accrescimento; la formazione di tessuti teneri e croccanti è legata ad una regolare disponibilità idrica del terreno.
La lotta alle malerbe è molto importante e può essere realizzata oltre che con le sarchiature anche con diserbanti chimici selettivi. In pre-emergenza si possono utilizzare lenacil e cycloate. Per gli interventi in post-emergenza invece sono indicati: phenmedipham (a 2 foglie vere); dalapon + pyrazon (a 3 foglie vere); BiCp + pyrazon (a 2 foglie vere).

Raccolta e conservazione
La raccolta si effettua manualmente mediante rimozione periodica delle foglie più esterne delle piante completamente sviluppate, iniziando a circa 30 giorni dal trapianto ed a 60 giorni dalla semina. La durata della raccolta è di 2-3 mesi nelle colture primaverili e 4-6 mesi nelle colture autunno-vernine in condizioni di clima mite. Questa operazione è molto onerosa considerando la capacità di raccolta di un operaio di circa 30-40 kg/ha.
Le foglie recise vengono riunite in mazzi e confezionate in casse da 10-15 kg. Inoltre, la raccolta può avvenire anche estirpando la pianta intera. Per evitare perdite di acqua ed appassimento del prodotto subito dopo la raccolta è opportuno ricorrere alla prerefrigerazione. Nelle migliori coltivazioni, si raggiungono produzioni comprese tra 30 e 60 t/ha.
Nelle cultivar da taglio (denominate “erbucce”) la raccolta avviene mediante falciatura periodica (3-5 volte) e la produzione raggiunge valori di 20-25 t/ha poiché queste cultivar sono caratterizzate da foglie d piccole dimensioni.
La conservazione deve essere effettuata in frigo a 0 °C e 95-98% di U.R. ed il prodotto rimane commestibile per 7-12 giorni. In atmosfera controllata (- 0,5 °C; 2-3% di CO2, 10% di O2) la conservazione può essere prolungata fino a circa 1 mese.

Miglioramento genetico
Non sono state studiate tecniche particolari di miglioramento genetico, ma si applicano le stesse della barbabietola da zucchero.
Per la fissazione dei caratteri si può ricorrere all’isolamento di piante singole con isolatori di tela; bisogna tuttavia considerare che l’autofecondazione prolungata determina «depressione da inbreeding» quindi al termine di un programma di autofecondazione le linee con caratteri simili debbono essere di nuovo incrociate e selezionate.
Più comune è la «selezione massale», con la quale si cerca di mantenere uniformi le varietà commerciali.
Le caratteristiche più importanti oggetto di selezione sono state il colore della foglia (verde o biondo), la durata del ciclo vegetativo (breve e lungo) e la resistenza alla prefioritura nelle semine primaverili, la superficie del lembo (liscia e bollosa), la dimensione del picciolo o costa (larga, media e piccola), il colore del picciolo (bianco, verde e rosa). Sono stati anche presi in considerazione i caratteri di resistenza alle malattie, virosi e cercosporiosi, in particolare.
La denominazione delle cultivar in molti casi corrisponde alle principali caratteristiche morfologiche della pianta, numerose sono le sinonimie.
Tra le cultivar più conosciute si possono citare: “Bionda di Lione a costa argentata”, “Verde a costa gigante argentata”, a foglia lievemente bollosa (figura 4 e figura 5); “Bionda a costa argentata“, a foglia bionda a costa argentata (figura 6), “Bionda liscia di Trieste da taglio” a foglia liscia bionda (figura 7), “Bietola da taglio verde liscia erbette”, a foglia liscia verde (figura 8); “Bietola da taglio a foglia verde bollosa” (figura 9); “Leda”, “Barese” (figura 10), “Sibilla Isport”, una selezione, a foglia rotonda bollosa, del nostro centro di ricerca (figura 11).

Figura 4 – Bietola “Verde a costa gigante argentata” ancora in campo. Figura 5 – Bietola “Verde a costa gigante argentata” già raccolta. Figura 6 – “Bionda a costa argentata“. Figura 7 – “Bionda liscia di Trieste da taglio”.

Figura 8 – “Bietola da taglio verde liscia erbette”, a foglia liscia verde. Figura 9 – “Bietola da taglio a foglia verde bollosa”. Figura 10 – Bietola a coste della varietà “Barese”. Figura 11 – “Sibilla Isport”, una selezione, a foglia rotonda bollosa.


Produzione del seme
La produzione del seme è affidata a colture specializzate mediante la selezione delle piante in semenzaio. La semina si esegue in luglio-agosto ed il trapianto in campo in ottobre-novembre alla distanza di 80 x 40 cm. Si possono anche effettuare colture da seme con semina diretta in campo e soppressione delle piante non rispondenti agli standard varietali. La difficoltà di riconoscere precocemente le caratteristiche delle piante e l’onere della selezione consigliano tuttavia di riprodurre sementi di base di elevata purezza genetica. Si dovrà osservare un isolamento spaziale di almeno 1000 m tra le diverse cultivar per evitare fecondazioni incrociate. Nelle cultivar con stelo fioraie debole (cv. cultivar da taglio) si effettua la cimatura dello stesso a 30 cm di altezza, per favorire la ramificazione.
La raccolta dei «semi» avviene in luglio-agosto mediante trebbiatura degli steli fiorali recisi ed essiccati. Si può considerare una produzione di «seme» di 50-60 g/pianta, corrispondente a 1,5-1,8 t/ha.
Il peso di 1000 semi è di 18-24 g, un grammo contiene 40-50 glomeruli; un litro di «semi» pesa 180-250 g. Si preparano anche semi monogermi tecnici che consentono semine di precisione ed evitano il diradamento, inevitabile quando si usano glomeruli con più semi.
La germinabilità minima ammessa per la commercializzazione delle sementi è del 70%, la purezza minima specifica è del 97% e il tenore massimo di semi di altre specie dello 0,5% in peso.

Avversità
La bietola da coste pur essendo pianta abbastanza resistente alle avversità Può andare soggetta agli attacchi di numerosi parassiti vegetali ed animali, di virus e nematodi. Tra gli agenti crittogamici che attaccano le radici ed il colletto provocando marciumi si ricordano: Fusarium spp., Phoma betae (Oud.) Frank., Pythium, Rhizopus, Rhizoctonia solani Kühn e Rhizoctonia violacea Tul., Sclerotium rolfsii Sacc.
La parte aerea è invece soggetta a Peronospora schachtii Fuck., Cercospora beticola Sacc., Uromvces betae (Pers.) Lév, Oidium erysiphoides Fr. e Ramularia beticola Fautr. et Lambotte con manifestazioni tipiche facilmente individuabili.
L’adozione di rotazioni lunghe è determinante per il controllo di questi parassiti, efficace anche l’impiego dei fungicidi, ma solo nelle prime fasi della crescita.
Tra i parassiti animali si annoverano insetti polifagi (elateridi. nottue. grillotalpa) che danneggiano le radici ed il colletto, ed anche insetti che si nutrono delle foglie: l’altica (Chaetoecnetna tibialis Gill.), il cleono (Conorhyncus mendicus Gill.), la cassida (Cassida vittata Vill.), gli afidi (Aphis fabae Scop. e Mvzus periscae Sulz.), la mosca (Pegomya betae Curt.), il tripide (Thrips tabaci Lind.), il ragnetto rosso (Tetranycus althaeae von Hanstein).
Anche alcune virosi sono state segnalate ed in particolare il “Mosaico” che si manifesta con screziature e zone clorotiche sulle foglie: questo virus viene trasmesso attraverso semi infetti ed alcuni insetti vettori (Aphis fabae e Myzus persicae): il “Virus giallo della barbabietola”, si manifesta invece con clorosi delle foglie più vecchie che assumono colorazione rosso-giallastra e diventano più ispessite e fragili; anche questo virus è trasmesso per seme e dal Myzus persicae. La bietola da coste risulta sensibile anche alle carenze dei microelementi, ma l’incidenza di questa fisiopatia è molto più elevata nella bietola da orto alla quale rimandiamo per la descrizione dei sintomi e gli interventi curativi.


Bietola da orto (Beta vulgaris L. var. conditiva Alef.)

Questa varietà di Beta vulgaris ha alcuni sinonimi di seguito indicati:

I nomi comuni con cui questa vaietà è nota in alcune parti del mondo sono:
Importanza economica, origine e diffusione
La barbabietola da orto è una coltura da radice assai diffusa negli orti familiari e nelle colture di pieno campo, ad un livello tuttavia inferiore a quello della bietola da coste.
La barbabietola da orto è una specie di origine europea e nord-africana, diffusa in tutte le regioni italiane ma principalmente in Lazio, Puglia, Piemonte, Campania e Veneto, in ordine decrescente di importanza.
La superficie coltivata a questo ortaggio, nel 2002 è risultata di circa 3.299 ha con una produzione di 69.930,8 t ed una produzione unitaria di 21,2 t/ha; l’estensione della coltura non ha presentato particolari variazioni negli ultimi anni. Appare limitata anche la coltura in serra che nel 2002 ha occupato appena 95 ha, una produzione di 3.544,5 t ed una resa di 37,36 t/ha.

Caratteri botanici
Specie erbacea biennale appartenente alla famiglia delle Chenopodiaceae. Le caratteristiche riproduttive sono simili alla bietola da coste; le foglie però sono sempre provviste di lungo picciolo, lembo poco esteso non bolloso, di colore variabile dal verde scuro al rosso violaceo, inserite su una radice superficiale di varia dimensione e forma; questa rappresenta la parte edule della pianta ed assume colorazione rossa di varie tonalità (figura 12).

Figura 12 – Pianta di bietola da orto.


Esigenze e adattamento ambientale
Viene coltivata nelle regioni a clima temperato, presenta anche una buona resistenza al freddo ma interrompe l’accrescimento al di sotto di 5 °C; la temperatura ottimale di crescita è compresa tra 16 e 24 °C. Come pianta biennale si è adattata a superare i rigori dell’inverno purché le radici siano protette dal gelo; di conseguenza per passare dalla fase vegetativa a quella riproduttiva ha necessità di soddisfare un determinato fabbisogno in freddo. La induzione a fiore si ha dopo la permanenza per 1-2 mesi a temperature inferiori a 10 °C.
In alcune cultivar la semina primaverile troppo anticipata può determinare prefioritura in relazione ad una precoce vernalizzazione delle piantine; in questo caso non si verifica l’ingrossamento della radice e si ha il fallimento della coltura.
Per la germinazione si richiedono elevate e costanti condizioni di umidità nel terreno; la temperatura ottimale è compresa tra 25 e 30°C ed a questi valori in germinatoio è richiesto un tempo di 4-8 giorni; a 10 °C sono necessari 17 giorni; nelle semine primaverili in piena terra l’emergenza avviene in 8-15 giorni.
Richiede terreni profondi freschi ma ben drenati, sufficientemente dotati di sostanza organica con pH compreso tra 6,0 e 6,8.
È considerata specie tollerante della salinità fino a soglie del 3-4%, ma ad esclusione della fase di germinazione e dei primi stadi di crescita.
Una tonnellata di prodotto asporta 2,5 kg di N, 0,8 kg di P2O5 e 4,6 kg di K2O con un rapporto di asportazione di 1 : 0,32 : 1,84. È considerata coltura sarchiata e non deve seguire altre chenopodiacee e mais.

Coltivazione
La coltura si effettua con semine scalari da marzo a luglio in modo da rifornire regolarmente il mercato. Si può eseguire la semina diretta oppure il trapianto. Con la semina diretta si impiegano 15-20 kg/ha di «seme», distribuendolo in file distanti 30-50 cm alla profondità di 2-4 cm; per fare il semenzaio occorrono 3-5 g/m2 di «seme» e mediamente si richiedono 20 m2 di semenzaio ogni 100 m2 di coltura. Importante è la disinfezione dei glomeruli con TMTD o Captano.
La densità ottimale risulta di 15-20 piante/m2, ma nel caso si desideri ottenere radici di maggiori dimensione questa si deve abbassare a 10 piante/m2.
Per quanto riguarda la concimazione è da prevedere l’applicazione di concimi organici, fosfatici e potassici alla preparazione del terreno, e concimi azotati in copertura; considerando le asportazioni della coltura e la fertilità dei terreni, quasi sempre carenti di fosforo, si considerano fabbisogni orientativi di 80-100 kg/ha di N; 100-120 kg/ha di P2O5; 150-200 kg/ha di K2O. Importante anche la distribuzione di microelementi ed in particolare di boro, che possono provocare in condizioni di carenza tipiche fisiopatie.
L’irrigazione ed il controllo delle malerbe si attuano con modalità analoghe a quelle della bietola da coste.

Raccolta e conservazione
La raccolta per il consumo diretto viene effettuata, normalmente, quando le radici hanno raggiunto un diametro superiore a 5 cm cioè dopo 50-70 giorni dal trapianto ovvero 60-90 giorni dalla semina nelle cultivar precoci e 120-150 giorni in quelle tardive.
La raccolta avviene estirpando scalarmente le piante che presentano le radici di idonee dimensioni; queste vengono spesso legate in mazzi e lavate. La produzione, a seconda della cultivar e del periodo di semina, è compresa tra 20 e 40 t/ha.
Per la conservazione prolungata (1-2 mesi) è necessario eliminare le foglie ed immagazzinare le radici in frigo a 0 °CT e 90-95% di U.R. C’è anche la possibilità di conservare le radici semicotte confezionate in sacchetti di polietilene sottovuoto; questo metodo è usato anche per agevolare la commercializzazione.

Miglioramento genetico e cultivar
Le tecniche di miglioramento genetico sono le stesse impiegate per la bietola da coste trattandosi di specie a prevalente fecondazione incrociata. Come già ricordato per la bietola da coste la autofecondazione prolungata riduce il vigore vegetativo ed anche la produzione del seme, pertanto il metodo più seguito per il mantenimento in purezza delle cultivar è la selezione massaie.
Recentemente sono stati fatti dei progressi importanti per la realizzazione di ibridi F1 utilizzando genitori maschiosterili e con l’ottenimento di cultivar con seme monogerme genetico (Monotop e Monopoly).
I caratteri oggetto di selezione sono stati la forma ed il colore della radice, la precocità, la resistenza alla prefioritura ed il grado zuccherino mediamente intorno al 6%.
Considerando la forma della radice si possono distinguere cultivar a radice piatta, rotonda ed allungata. Il colore della polpa della radice può essere rosso vinaio o rosso violaceo oppure giallo chiaro venato di rosa. Numerosi sono i sinonimi che si incontrano nelle denominazioni, comunque queste le cultivar più note e diffuse:
Figura 13 – Bietola da orto della varietà “Rotonda di Chioggia”. Figura 14 – Foglie con la tipica costa carnosa. Figura 15 – Bietola della varietà “Tonda sanguigna”. Figura 16 – Bietola medio-precoce della varietà “Cilindrica”.


Produzione del seme
Per la produzione del seme si segue la stessa tecnica indicata per la “bietola da coste”; gli steli fiorali principali vengono cimati al di sopra di 30 cm di altezza per favorire la ramificazione ed aumentare la produzione del seme. Da un ettaro di coltura da seme si ottengono mediamente 1,0-1,2 t di glomeruli che presentano le stesse caratteristiche di quelli già descritti per la bietola da coste.

Avversità
La bietola da orto è danneggiata dagli stessi parassiti animali e vegetali che attaccano la bietola da coste, ma risulta maggiormente soggetta alla deficienza di boro nel terreno ed alla sua indisponibilità. Questa fisiopatia si manifesta con marciume interno dalla radice: «marciume del cuore» o «marciume secco»; le zone scure si presentano dure e suberose dislocate in tutte le aree ma in particolare nelle zone meno colorate che risultano quelle ancora in fase di accrescimento; infatti la deficienza di boro si manifesta inizialmente nei tessuti più giovani.
Anche le giovani foglie possono risultare malformate (raggrinzite-. assumere colorazione rosso scura ed andare incontro anche ad avvizzimento e disseccamento.
È stata rilevata anche una diversa sensibilità delle cultivar, elevata nella “Piatta di Egitto”, media nella “Detroit” e bassa nella “Cilindrica” a radice allungata.
La carenza di boro si manifesta più frequentemente nei terreni neutri ed alcalini e nei terreni sabbiosi soggetti ad intensi dilavamenti ed elevata intensità colturale. Per correggere queste carenze sono sufficienti 5 kg/ha di borace nei terreni sub-acidi e 10 kg/ha nei terreni neutri.
Altre carenze minerali registrate sono quelle relative al magnesio che si manifesta con clorosi internervale diffusa, al manganese con clorosi fogliari e macchie, al molibdeno con disseccamenti fogliari del lembo che assumono consistenza cartacea.

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